Diario-brainstorming di un viaggio in Israele e Palestina

Una settimana tra Israele e Palestina

Tel Aviv si fa voler bene piano piano

Tel Aviv è una città un po’ timida all’inizio.
Non ti accoglie a braccia aperte, non ti sorride, non ti fa sentire amato da subito.
Si fa scoprire e si fa voler bene piano piano attraverso la sua aria di mare, il profumo di hummus che arriva dai suoi ristorantini, la luce dorata e mediterranea, i grattacieli che riflettono il cielo blu.

A Tel Aviv il tramonto è sul mare.

Passeggiando lungo il lungomare ogni 50 metri si trova un cartello che racconta un pezzettino di storia accaduta su queste terre, in queste acquee. I crociati, gli inglesi, gli ottomani: su questo pezzo di terra si cammina sulla storia.
E oggi, negli stessi posti, la gente fa surf, passeggia e brinda alla vita.

Tel Aviv è timida, ma quando si fa scoprire, si fa amare fortissimo.
Perché è aperta, tollerante, rilassata, leggera. E in mezzo a tanto odio e tante pressioni è un luogo che fa tirare un sospiro di sollievo.

La spiaggia e il lungomare di Tel Aviv - Israele La spiaggia e il lungomare di Tel Aviv al tramonto- Israele Il bauhaus e i grattacieli a Tel Aviv, Israele Mangiare hummus a Tel Aviv, in Israele Jaffa, l'antico quatiere arabo di Tel Aviv Jaffa, il quatiere arabo di Tel Aviv

Gerusalemme l’avevo sempre immaginata diversa

Gerusalemme l’avevo sempre immaginata diversa.
La pensavo silenziosa, sacrale, ferma nel tempo. Immaginavo un luogo di meditazione, un luogo dove la presenza del divino – qualunque sia il Dio che preghi – fosse palpabile e d’ispirazione.
E invece l’impatto è stato l’esatto opposto.

Il venerdì sera, per lo Shabbat, gruppi di ebrei ortodossi correvano tra gli stretti vicoli del quartiere musulmano schivando bancarelle di souvenir, rosari e kippah, evitando gruppi di cattolici intenti a percorrere a gran voce la Via Crucis, per raggiungere il Muro del Pianto prima del tramonto.
Sulla città si alzavano schiamazzi, risate e preghiere in ebraico, arabo, inglese, italiano, russo.
Al tramonto canti, balli, litanie.
E preghiere verso tutte le forme di Dio nell’universo, una più urlata dell’altra, sempre sovrastanti, mai in armonia.

In tutte le vie, tra chiese, sinagoghe e moschee, si estende il souk di Gerusalemme: tra gli dei venerati in questi luoghi, uno dei più potenti e presenti è decisamente il Dio Denaro.

A Gerusalemme c’è una tensione, una pressione, palpabile nell’aria. Le diversità vengono estremizzate ed esaltate. Ho sentito più muri che aperture.

Decisamente una città unica al mondo, da vedere e da vivere, senza alcun giudizio, solo occhi e orecchie aperte.
È un luogo che ha già abbastanza opinioni.

Il muro del pianto di Gerusalemme durante il venerdì al tramonto per lo shabbat Il souk di Gerusalemme Il mercato di Gerusalemme Gli ebrei ortodossi verso le preghiere dello shabbat a Gerusalemme

Guardando Israele e la Palestina con gli occhi di una straniera

Inoltrandoci in Palestina abbiamo visto un altro pezzettino del puzzle formato da questi intricatissimi luoghi.
La Palestina si intreccia con Israele ad ogni strada, ma le differenze sono nette ed evidenti anche a occhi estranei.
I paesaggi, i volti, i suoni, la ricchezza.

Mentre eravamo a Jericho, in piena Palestina, abbiamo saputo di un attentato a Gerusalemme.
Un camion guidato da un ragazzo palestinese di ventotto anni (padre di 4 bimbi) ha travolto un gruppo di soldati israeliani che scendevano da un autobus. 4 soldati sono morti: 3 ragazze e 1 ragazzo di vent’anni.

Che brutta roba la guerra, qualunque siano i colori delle bandiere o gli dei che si pregano.

In tutta questa storia l’unica che ha ragione è mia sorella quando dice “Qui qualunque sia la tua posizione non hai mai completamente ragione”.

Do yoga. Fuck warConfine tra Israele e Palestina

Make coffee, not walls

A Betlemme c’è un muro, lunghissimo, che attraversa tutta la città e la taglia in due: da una parte Israele, dall’altra la Palestina.
Su questo muro ci sono graffiti di tanti artisti venuti da tutto il mondo per esprimere il proprio dissenso attraverso l’arte.
“Make coffee, not walls”.
Oggi Betlemme è così, poco più di duemila anni fa la storia e le religioni dicono che qui Gesù ci sia nato.
Non credo ne sarebbe tanto contento, di questo muro.

Make coffee, not war - Muro di Betlemme tra Palestina e Israele Make coffee, not war - Muro di Betlemme tra Palestina e Israele Betlemme, la chiesa della natività

Le frontiere, i battesimi, i campi minati e la follia generale

Superando Jericho, in Palestina, ci siamo avvicinati al confine con la Giordania.
Vicino alla frontiera diventa di nuovo territorio controllato da Israele, ma questa volta militarmente.
C’è un posto di blocco sull’unica strada che porta alla Giordania e attorno, a destra e a sinistra, tutti campi minati. Io dei campi minati ne avevo letto sui libri di storia o ne avevo sentito parlare ai telegiornali.
Vederli dal vivo fa un effetto disarmante.
Fa pensare a quante brutture gli uomini possono fare agli altri uomini.

Mentre percorrevamo questa strada verso la Giordania a destra e a sinistra, sotto un sole limpido, ci scorrevano veloci i campi minati.
Dritto davanti a noi il fiume Giordano, in particolare il punto dove è stato battezzato Gesù.
Non sentite anche voi stridere le due cose?

Arrivati alla riva del Giordano siamo scesi, ancora su territorio controllato da Israele, con soldati israeliani armati a presidiare la zona. Dall’altra parte del fiume, a 10 metri, la Giordania, con i soldati giordani.
Lungo il fiume decine di pellegrini, turisti, viaggiatori e curiosi intenti a bagnarsi nelle acque e scattare foto.
Dal lato giordano alcuni greci cristiani ortodossi si sono battezzati immergendosi completamente per tre volte vestiti di una tunica bianca nelle acque del fiume.
Dal lato israeliano un gruppo di trenta suorine cattoliche dagli occhi a mandorla ha applaudito con grande partecipazione e allegria.

Attorno a noi e a questa scena di gioia c’erano militari, campi minati, bandiere in bella vista e fili spinati.

I campi minati al confine tra Israele, Palestina e Giordania Fiume Giordano, dove fu battezzato Gesù Deserto della Giudea

Il vero sapore della melagrana

Quand’ero piccola nel cortile di casa mia c’era un melograno.

Ogni anno, verso fine ottobre, i frutti si raccoglievano e io mangiavo chicchi di melagrana ad ogni merenda. Erano dolci ma un po’ acidini, croccanti ma pieni di succo, non mi piacevano neanche troppo, ma mi divertiva tantissimo sgranarne i chicchi come fossero perline lucide e rosso fuoco.

Durante un pranzo in un posto carinissimo di Jaffa, a Tel Aviv, ho bevuto la spremuta di melagrana più buona della mia vita.
Neanche parente con i chicchi del mio giardino: il succo di oggi era molto ma molto più dolce, corposo, saporito. A Tel Aviv ho scoperto il vero sapore della melagrana.

Il vero sapore dolce delle melagrane Un cafè bellissimo a Tel Aviv - Jaffa

I quartieri in rinascita che hanno tutti un po’ le stesse bellissime facce

Florentin è uno dei quartieri in rinascita di Tel Aviv.
Mi ricorda tantissimo Mission a San Francisco.
Graffiti e colore ovunque, casine che cadono a pezzi, café hipster, gallerie d’arte, buon cibo, disordine, belle sorprese.

Tutta la forza creativa di un luogo che vuole tornare ad essere accogliente e splendente si riversa sui muri sotto forma di opere d’arte libere.
Nei caffè le persone sono rilassate e hanno sui visi dei sorrisi di appartenenza.
Le città con dei quartieri così sono le mie preferite.

Quartiere Florentin a Tel Aviv - graffiti e murales I murales e i graffiti di Tel Aviv nel quartiere Florentin - Israele Graffiti e murales a Tel Aviv, Israele - Il quartiere Florentin Se aspetti un segno - eccolo - il quartiere Florentin a Tel Aviv e i supi graffiti e murales Il murales dei Club 27 a Tel Aviv, nel quartiere dei graffiti Florentin

I colori di Israele e Palestina

I paesaggi in Israele sono dei colori con cui io ho sempre dipinto, nella mia immaginazione, queste terre.
Giallo ocra, marrone chiaro, azzurro intenso.
Il colori della macchia mediterranea che si incontrano e si incrociano con le aridità del deserto e l’asperità del Medio Oriente.

Una mattina ci siamo svegliati alle 3 e siamo partiti da Tel Aviv nel buio pesto per raggiungere Masada.
Masada è su un’altura affacciata sul Mar Morto. Il bus ci ha lasciato alle sue pendici e, alle 5 del mattino, ci siamo messi in marcia nella penombra sullo Snake Path, il Sentiero del Serpente, che ripido si arrampica sul monte fino a portarci, due ore dopo, sulla cima dove sorgeva l’antico palazzo di Erode.

L’alba è arrivata lenta e splendida, incredibile e coloratissima, il giorno ha inondato di luce e colore la valle accompagnandoci con lentezza nella nostra scalata.

Arrivati su avevamo la Valle e il Mar Morto ai nostri piedi, con una luce magica e dorata e la soddisfazione di essercela guadagnata.
La colazione sulla cima, dalla Fortezza di Erode, l’abbiamo fatta con i biscotti Leibniz al cioccolato come quando eravamo piccole.

Il Sentiero del Serpente per raggiungere la fortezza di Masada - Israele.jpg L'alba da Masada - Israele La vista sul mar Morto all'alba dalla fortezza di masada La fortezza di masada - Israele

Galleggiare sul Mar Morto fa crepare dal ridere

Io non riuscivo a smettere di ridere. La sensazione di galleggiamento, dell’acqua che invece di cullarti ti spinge su come se fossi seduta su una molla, è stranissima e (per me) veramente divertente.

Quando ho bagnato la punta del primo piede nel Mar Morto ci sono rimasta male: niente di diverso dal nostro Mare Adriatico. Siamo scesi a -400 sotto il livello del mare, nel punto più basso del mondo, io voglio la magia!
Mi aspettavo una sensazione diversa: che l’acqua fosse più densa, che pizzicasse, non lo so. Invece niente.
Ho fatto un paio di passi nell’acqua bassa e sotto le piante dei piedi sentivo solo cristalli di sale (ouch!) e fanghi (bleah!). Che delusione questo Mar Morto.

Poi mi sono inoltrata nell’acqua più alta, che anche a gennaio era comunque tiepida e abbastanza accogliente.
Arrivata con l’acqua a metà coscia mi sono fermata.
Davanti a me, a qualche decina di metri, mia mamma era praticamente seduta sull’acqua.
E rideva a crepapelle.

Alzando il piede e il ginocchio per fare un passo finalmente ho sentito il Mar Morto: l’acqua ha spinto il mio ginocchio verso l’alto, fino a portarmi tutta la coscia fuori dall’acqua.
Eccoci!

Da lì ho iniziato a esaltarmi!
1, 2, 3… mi sono tuffata! E l’acqua mi ha rispedito fortissimo a galla. Non ci potevo credere.
La spinta era così forte che ritornare in piedi era diventato difficile.
Io, mia mamma e mia sorella sembravamo tre bambine: tra galleggiamenti, fanghi e risate è stata davvero un momento divertentissimo.

Uscita dall’acqua, nonostante fosse freschino, ho iniziato a giocare con i cristalli di sale a riva: sono antipatici se ti si piantano sotto i piedi, ma da osservare sono meravigliosi.
Sono brillanti, geometrici, uno diverso dall’altro.
Un capolavoro della natura, come i fiocchi di neve.

I cristalli di sale e i fanghi del Mar Morto Il Mar Morto dal lato di Israele

24 thoughts on “Diario-brainstorming di un viaggio in Israele e Palestina

  1. Buongiorno Irene, grazie per l’interessantissimo post. Scriverai nel dettaglio di Tel Aviv? Per esempio mi interesserebbe conoscere il nome del “pranzo in un posto carinissimo di Jaffa” dove hai assaggiato il melograno..:)
    Un abbraccio
    Ilaria

  2. Grazie dell’anteprima su Israele, non vedo l’ora di conoscere i dettagli del viaggio. Le foto sono strepitose, davvero dei posti meravigliosamente complessi. Brava 😉

  3. Il mio post preferito del blog più interessante della Rete. Grazie per queste meravigliose parole e per le tue finestre sul mondo che ci regali.

  4. Sono stata due volte…ho scritto anche la mia tesi su Gerusalemme…affascinante, dolorosa e bellissima. La amo e soffro con lei…quando penso ai giorni trascorsi li’ la nostalgia mi lacera, ma sento che non è ancora il momento x tornare…

    • Gerusalemme per me è stata davvero dolorosa, come dici tu. Israele e Palestina in generale mi hanno invece fatto innamorare. Per come si intersecano e per il contrasto che creano. Tornerò SICURAMENTE.

  5. Ciao Irene.
    Ti seguo sempre e anche questa volta mi hai convinta.. andiamo in Israele a fine settembre! Riusciresti a darci qualche informazione in più?
    Foto meravigliose

  6. Mi aggrego ai molti nell’affermare che queste immagini e questo articolo ci hanno fatto sognare… così tanto che sto valutando un viaggio questo autunno.
    Spero potrai darci altre preziose informazioni per l’organizzazione.
    Ps Il blog è sempre più bello, complimenti !!

    • Sono al lavoro anche sul post relativo all’organizzazione 😉 Arriva prima o poi! Sono contenta che ti piaccia il blog, è un lavoro impegnativo, ma dà soddisfazione!

      • Ciao Irene!! Complimenti davvero per il tuo blog.. fai sempre sognare e questa volta abbiamo deciso di compiere anche noi la più bella e coraggiosa delle azioni e partire per Israele! 10giorni.. pensavo fossero sufficienti, ma leggendo la guida mi trovo completamente disorientata e con l’ansia di voler decidere.. ci dai un aiuto?? Quali tappe sono assolutamente da non perdere? Non vorremmo fare di fretta un viaggio che sicuramente merita di essere capito nel profondo.. grazie mille in anticipo!

        • GRANDI!
          Io vi consiglio di visitare:
          • Tel Aviv (2-3 giorni)
          • Gerusalemme (2-3 giorni)
          • Mar Morto e Masada (puoi farli insieme)
          • Betlemme, Gerico e fiume Giordano (anche queste insieme)
          • Haifa (se puoi spostarti a nord oppure con un tour in giornata)
          Buon viaggio!

          • Grazie mille Irene!! Gentilissima!!! Ti chiedo ancora due cose.. (scusa ma la partenza si avvicina e non abbiamo ancora finito di organizzare!!).. voi vi siete spostate sempre in pullman? Noi saremmo in 4 e stavamo pensando di noleggiare una macchina, però sembra non essere la soluzione consigliata da guide ecc.. ci potresti dare il tuo parere? Grazie mille, Eleonora

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