Home is where the valigia is

Ho una valigia in soggiorno.
In un angolo del soggiorno, per la precisione.
È verdina, molto vecchia. C’era dentro il corredo di asciugamani della sorella di mia nonna.
L’anno scorso la valigia è passata a me e ho pensato che, invece che in cantina o nello sgabuzzino, il suo posto sarebbe stato in soggiorno.
È da lei che è partito l’angolo delle ispirazioni di viaggio:

c’è la valigia,

una mappa del mondo coi colori pastello che ho portato da Londra quando ci sono andata per lavoro e a cui ho fatto mettere una cornice verdina,

la sagoma dell’Africa disegnata con tutto il testo di Cuore di Tenebra di Joseph Conrad che mi hanno regalato i miei amici quando mi sono trasferita qui,

un quadretto di ceramica di un’artista londinese che ho comprato in un mercatino con mia mamma e mia sorella con una barchetta felice in mezzo al mare e un messaggio dentro una bottiglia,

un disegno di un aeroplanino di carta, su tela, anche lui coi colori pastello, e con una cornice fatta a mano apposta per me, opera di un mio amico che è un fenomeno.

Io guardo quell’angolino e progetto viaggi.

home-is-where-your-valigia-is

L’altra sera stavo guardando l’angolino, stesa sul divano, con una camomilla bollente in una tazza che si incastra bene nelle mie mani.
E mi è venuto in mente un discorso che facevamo quest’estate con Giulia, mentre eravamo in Portogallo e passavamo da un albergo all’altro, dormendo ogni notte in uno diverso.
Avevamo notato che, appena appoggiata la valigia, quell’albergo diventava subito casa.

“Andiamo a fare un giro in centro e poi torniamo a casa per farci una doccia.”
“Nooo, ho lasciato la Canon a casa!”
“Dopo passiamo dall’alimentari vicino a casa che prendiamo le bottiglie d’acqua per la notte.”

hotel istanbul

Sentirsi a casa in un hotel a Istanbul

Casa, già dopo mezzora.
Un hotel che è già un punto di riferimento, un b&b che si trasforma in un posto in cui tornare la sera, un ostello che diventa il luogo migliore in cui fare colazione la mattina in pigiama.
Quest’estate io e Giulia ridevamo ogni volta che ci scappava di dire casa per riferirci all’albergo.
Può un posto in cui sei stato dieci minuti per lasciare la valigia essere la tua casa, in quel momento?

L’altra sera ci ho ripensato.

Per chiamare casa un albergo bisogna sentirsi davvero a casa nel mondo, anche in posti del mondo sconosciuti.
Ed è sentendosi a casa nel mondo che si viaggia davvero.

Sono felice di sentirmi così bene in viaggio, così tanto da sentirmi a casa.
Penso che mi capiterà ancora di sbagliarmi, e che mi scapperà ancora da ridere, e che mi sentirò molto bene nel farlo.

Home is where the valigia is.
(semi-cit.)

camera monte degli aromi

Sentirsi a casa al Monte degli Aromi

18 thoughts on “Home is where the valigia is

  1. ma c’è un’altra cosa in quell’angolino! “mappe” dei mizielinski! (mi sembra si scriva così). me lo dimentichi così nella descrizione?!? 😉 che capolavoro, che capolavoro, che capolavoro…

    p.s. il nostro bimbo più grande, qualche tempo fa, disse in risposta a non mi ricordo cosa: “ma noi abbiamo due case!” noi: “…???” lui: “ma sì, la casa quella in cui viviamo di solito e la tenda per quando si va in giro”. 🙂

  2. Mi è capitato un sacco di volte di chiamare “casa” il luogo dove dormivo mentre ero in viaggio.
    E’ una sensazione davvero bellissima

  3. È verissimo!! Anche io quando sono in giro (non molto spesso in realtà) dico sempre “torno a casa”, anche nel B&B in cui sono stata solo mezza giornata.
    <3 Hai ragione, viene naturale.

  4. Devo dire che da te tutto è bello! Sarà perchè niente è stato messo a caso o che ogni oggetto ha una sua particolare storia legata a qualche momento felice. Insomma, è bello anche vedere un’antica valigia messa in un angolo, che sinceramente io avrei abbandonato da qualche altra parte. In sostanza, anche a me, quest’angolo riesce ad ispirare tanti nuovi sogni e viaggi ed è un’idea geniale! Complimenti!

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