Tornare bambini al Muse di Trento

Se fossi stata al Muse a 6 anni mi sarei esaltata come una pazza: un ghiacciaio vero, uno scheletro di una balenottera di diversi metri appeso al soffitto, gli uomini primitivi che sembrano vivi!

Se fossi stata al Muse a 16 anni mi sarei esaltata come una pazza: un piano intero di giochi di logica e esperimenti di fisica, una struttura splendida progettata da Renzo Piano, un letto di chiodi per provare a fare il fachiro!

Sono stata al Muse a 26 anni e mi sono esaltata come una pazza.

lo scheletro del muse

Ci siamo stati 4 ore abbondanti e arrivati all’ultimo piano avrei ricominciato da capo.
C’è da dire che il tema mi entusiasma.
Tutto quello che è scienza, fisica, logica mi entusiasma.
Alle superiori – Liceo Classico – avevo un 6 striminzito in latino e un 6 striminzitissimo in greco. E poi 8 in matematica, 8 in fisica, 9 in chimica. Bell’idea, eh, fare il classico?

Al Muse mi sono sentita come a una festa organizzata per me. O come quando scelgo il menu all you can eat al giapponese e provo tutto, o come quando da piccina andavo alle fiere di paese con i nonni e mi facevano comprare tutto e tornavo a casa con due sacchetti di caramelle, una trousse di trucchi finti, innumerevoli tubetti di bolle di sapone e un pesce rosso.

where are we going

Abbiamo deciso di andare al Muse all’ultimo momento: volevamo fare un weekend fuori, sono stata ammalata e chiusa in casa per tutte le vacanze di Natale. Già dall’inaugurazione mi aveva incuriosito e quindi abbiamo colto l’occasione per una due giorni alla scoperta di Trento e dei suoi dintorni.

Siamo arrivati al Muse poco dopo l’ora di pranzo e alla biglietteria non c’era gente (mio babbo la settimana prima aveva trovato due ore di coda).
Abbiamo lasciato i cappotti negli armadietti del guardaroba (gratuiti e chiusi a chiave – che rimane a te senza dover fare nessuna fila) e ci siamo tuffati a bomba nell’area giochi/esperimenti/dimostrazioni.

tutto-dovrebbe-essere-fatto-nel-modo-più-semplice-possibile-ma-senza-semplificare

Questa è la parte che ho preferito in assoluto, da piccola qui mi sarei inchiodata al pavimento per ore, altro che videogiochi.
Giochi di logica di ogni genere e tipo, dal semplice Tangram fino alla Piramide di Hanoi.
Esperimenti per capire le forze, i moti, l’energia. Semplici, chiari, divertenti, da toccare, da provare.
Io li ho provati così tanto che mi sono tirata una pallina in un occhio e per mezzora non ho visto più niente. I rischi del mestiere.

Esaltati per questi giochi c’erano grandi e piccini: dal bimbo di tre anni che ha monopolizzato il letto da fachiro alla signora di cinquanta che si è praticamente slogata una spalla per riuscire a creare un tifone.
Ho visto anche un babbo sulla trentina con il figlio neonato in braccio: era agguerritissimo e concentratissimo su un test per misurare i riflessi (tipo gioco della talpa in sala giochi che lei viene fuori dal buco e te la martelli – ma più tecnologico), roba che ormai lancia via il figlio per avere tutte e due le mani libere.
Ve l’ho detto che il Muse fa tornare bambini, ci sono i pro e i contro!

giochi di logica ed esperimenti al muse di trento

Il primo piano poi è entusiasmante, si intitola Dai primi uomini sulle Alpi al futuro globale.
Si parte dalla Preistoria fino ad arrivare al Fab Lab con le stampanti 3D.
Ci sono quattro laboratori di ricerca dedicati allo studio di fauna (vertebrata e invertebrata), botanica, limnologia, geologia, paleontologia e preistoria. E le loro pareti sono trasparenti, di vetro, per permettere ai visitatori di osservare cosa accade dietro le quinte.
Poi c’è un’altra area – che mi ha appassionato da matti – è quella dedicata alle startup trentine e ai loro progetti innovativi. Ipnotica.

E poi si sale su, fino all’ultimo piano, attraversando boschi, fiocchi di neve, giganteschi mappamondi, giochi sensoriali e ghiacciai. Tutto interattivo e intrigante, da toccare, da scoprire, da imparare e da rimanere a bocca aperta.

il petauro dello zucchero e le email inviate oggi

Il Muse è il futuro dei musei italiani, è un museo internazionale, europeo, intelligente, lungimirante.

C’è una strategia alle sue spalle fatta di comunicazione, promozione, grafica, eventi, concerti, performance, mostre, esperimenti, laboratori. Con una visione a 360°, non col paraocchi come si gestiscono generalmente in Italia queste realtà.

Il mio pensiero l’ha spiegato molto bene Chiara (Machedavvero) in un post di qualche tempo fa che ha intitolato Via dall’Italia, per sentire la rabbia e imparare a fare. Parla del fatto che tutti i musei pubblici italiani messi insieme guadagnano meno del Louvre. E del fatto che noi Pompei ce la lasciamo sbriciolare tra le mani, mentre a Londra con quattro sassi presi in prestito da noi ci fanno la Pompeii Exhibition con addirittura un trailer (e fanno sold out per mesi).
Ecco, Chiara: secondo me ce la possiamo fare, dopo aver visto il Muse, secondo me ce la possiamo fare.

felicità e reddito

9 thoughts on “Tornare bambini al Muse di Trento

  1. voglio andarciiiiiiiiii!
    (innalzando di un po’ l’età dell’esaltazione-cosmica, ma non sottilizziamo su questo aspetto)
    ma quanto deve essre bello?!?
    (associazione di idee – e similitudine di nomi, da muse a muba. ti capitasse di passare a milano, credo potrebbe piacerti curiosare questo: http://www.muba.it/)

    • Per il Muse ci si esalta anche a 36, 46, 56… quando sono tornata l’ho raccontato a mio nonno che è rimasto ad ascoltarmi entusiasta… e ha 90 anni! 🙂

  2. Bel post e anche io spero che ce la possiamo fare! In Italia abbiamo un patrimonio culturale incredibile ma non lo sappiamo sfruttare, lo trascuriamo, non siamo capaci di valorizzarlo… Il MuSe è un luogo meraviglioso che ha entusiasmato da matti anche me e mio figlio. Ci siamo stati in settembre, il primo giorno 7 ore e la mattina dopo mio figlio è voluto tornarci per giocare ancora un po’. Questo fine settimana siamo partiti da Rimini per andare a trascorrere la notte insieme ai dinosauri… è stata un’avventura meravigliosa 🙂

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