Stalking mode: on!

Non so se è più l’istinto della fotografa o quello della stalker: ci sono certi visi, certe espressioni, certe smorfie che io mi incanto ad osservare. Seguo con lo sguardo la linea del profilo, le rughe sulla fronte, la forma delle mani. Osservo il riflesso degli occhi, la piega della bocca, la scelta della pettinatura. Seguo i gesti, i movimenti. Non con malizia o morbosità, direi piuttosto una sorta di interesse scientifico, una curiosità innata nei confronti della specie umana.
No, bello, detta così sembro un incrocio tra Piero Angela e uno spettatore del Grande Fratello, shakerati con un po’ di schizofrenia.

Prima o poi mi arresteranno, ne sono convinta.
Ma non capita anche a voi di fantasticare colpiti da un particolare, un oggetto, un libro? Pensare “chissà dove sta andando?“, “chissà a chi sta scrivendo?”, “chissà qual è la sua storia…”
In particolare quando sono in macchina o in treno all’estero, e mi capita di attraversare interi quartieri di palazzi e di case, mi ritrovo sempre a pensare all’immensità di vite e storie che sono racchiuse dietro quelle piccole finestrine. Ogni finestrina, ogni appartamento, ha dietro una vita, una felicità, una sofferenza, un amore, un segreto, un sogno. Ci pensate?
Per ogni persona vivente bisognerebbe scrivere un libro, girare un film, per non perdersi niente del mondo, dell’umanità. Chissà quante storie bellissime e emozionanti si sono perse nel tempo, senza essere ricordate e raccontate.
Io vorrei parlare con tutti, fermare le persone per strada e chiedere “lei come sta? qual è la sua storia? cosa mi vuole raccontare?” e poi rimanere lì ad ascoltare, senza dire una parola, ad assorbire, come una spugna.
Il motivo per cui amo così tanto viaggiare è che in viaggio queste cose le puoi fare più facilmente, ti capitano.
Ricordo con grandissimo affetto una serata a New York, sulla metro. Tornando verso l’ostello avevamo circa mezzora di viaggio. Una donna, seduta di fianco a me, mi sorride e mi dice che da qualche minuto sta cercando di capire la nostra provenienza, senza riuscirci. Io ridendo le rispondo che siamo italiani. Lei viene dal Marocco, ma abita a Brooklyn già da molti anni. La mezzora successiva la ricordo come un momento veramente intimo con una persona che non conoscevo e che mai più rivedrò: mi ha raccontato del suo paese, del deserto, della differenza di prospettive tra Marocco e New York, della difficoltà dei figli in un paese così diverso, del suo sogno di scrivere un libro. Io le ho raccontato del nostro viaggio, della mia vita in Italia, della mia curiosità per il Marocco, dei miei sogni futuri. È stato un momento incredibile.
Poi siamo arrivati a destinazione, ci siamo salutate, siamo scesi di corsa, le porte della metro si sono chiuse. Per un secondo ci siamo guardate e abbiamo sorriso di cuore, attraverso il finestrino. Poi la metro è ripartita, con un pezzettino di me in direzione Brooklyn, insieme a lei.

Mi capita spesso di ripensarci quando osservo le persone sul treno.
Le mani sono la parte su cui mi incanto di più, dicono tantissimo di una persona.

Sul treno, luogo ottimale per il mio stalking giornaliero, si incontrano mani di ogni tipo: il muratore con le mani forti, il nervoso con le unghie mangiate, l’insegnante con le mani curate e decise, la civettuola con le unghie di colori accecanti, il nonno con le mani rugose e amorevoli, il business man con il rolex e le unghie corte, lo studente con i segni dell’evidenziatore, il tamarro con gli anelli d’oro. E spesso ognuno di loro ha in mano un libro, un giornale, uno smartphone, un ipod. E da qui mi immagino vite intere e storie pazzesche.



C’è lo studente in felpa che legge la Lonely Planet del Giappone, piena di appunti e segnapagina colorati…
C’è la pensionata curatissima che sfoglia il giornale sorridendo e poi telefona alla sorella e ridono di gusto…
C’è la ragazza con le unghie azzurre e gli orecchini di perla che legge uno dei miei libri preferiti…
C’è il business man vestito elegante con la valigetta in pelle uguale a quella che usava mio nonno per andare a lavorare, quando io ero piccolina…

C’è il nerd che legge sul Kindle, ed è così appassionato che ad un certo punto si passa una mano tra i capelli, con aria preoccupata…
C’è la signora ben oltre i 60 con borsa firmata, cane minuscolo, guinzaglio fucsia di Hello Kitty, e sneakers ai piedi…
C’è la ragazza pensierosa che aspetta una telefonata e muove freneticamente le mani…
C’è una donna bruttina ma solare che legge ricette e sorride guardando fuori dal finestrino…

Grazie iPhone, perché da quando hai dato la possibilità di scattare spingendo il + sono una stalker migliore.

Un giorno vi racconterò di quella volta che ho rischiato la vita nel Bronx per fotografare un tizio assurdo!

Qui sotto la foto della povera signora uguale ad Alvaro Vitali, spero vivamente che non sia la mamma/zia/cugina di nessuno di voi:

23 thoughts on “Stalking mode: on!

  1. beh finchè non pubblichi i volti e i bambini nessuno può dirti nulla… 😉
    cmq sono lieta di constatare di non essere l’unica a cui NON piace mettere a terra la propria borsa XD

  2. Anche a me piace osservare la gente, vedere le varie espressioni e come fanno le cose; però evito di fotografare le persone, se beccano te che sei donna al massimo ti danno della svitata, se dovessero beccare me mi darebbero del maniaco 😀

  3. Bellissimo post e devo dire molto veritiero. Pensa che io sul treno ci sto tutti giorni per lavoro, e ad ogni singolo biglietto che chiedo mi faccio le stesse domande, qualche volta mi fermo e mi metto a fare due chiacchiere, soprattutto coi turisti, però questo non è sempre possibile. Quando non è possibile sapere direttamente dall’interessato qualcosa riguardo alla sua “storia” mi capita di crearne una io stessa su di loro, utilizzando la mia fantasia!!
    Ancora complimenti per il tuo interessante post!

      • Siamo PERSONE con sentimenti ed emozioni anche NOI, anche se alcune volte non si direbbe 😉 !!!!!

  4. Capita spesso anche a me, tipo al ristorante, di incantarmi ad osservare le persone: i gesti, i modi e fantasticare sulle loro storie….ma non mi oso fotografare, anche se prima o poi ci arriverò.
    Per la cronaca, io mi identifico con quella dalle unghie azzurrine…un bel colore sfizioso, forse un pò da studentessa…ma a piace giocare con i colori.
    Sono arrivata al tuo blog da machedavvero.
    Buona giornata, Mara.

  5. Mi sento molto in sintonia…fame di sapere e gioia di immaginare le mille vite di oggetti e persone che incontro durante le mie giornate e i miei viaggi. E che bello renderle immortali con delle foto…c’è qualcosa di superiore nelle foto…dove l’istante si fonde con il per sempre!
    Bel blog. grazie per condividere!

  6. adoro i volti segnati dalle rughe, quelli scalpellati dalla vita anche se giovani, come se avessero storie nascoste tra le pieghe, magari di esistenze passate di cui non c’è memoria. adoro osservare come si muovono i bambini, senza regole e fuori dagli schemi nel loro apprendimento. adoro scoprire le espressioni del viso e il linguaggio del corpo davanti alle emozioni o all’esistenza stessa, così incredibilmente simili e allo stesso tempo diverse.
    osservare la gente è una palestra sociale per la mente.

  7. Pingback: D come Dormire (poco) in vacanza « trippando
  8. bellissimo bellissimo bellissimo…questo è uno dei post che avrei voluto scrivere io!! brava superbrava!!

  9. copio incollo il commento precedente: “hai fatto bene etc etc.” 😉
    ogni tanto, da pendolare, mi viene il sospetto che i pendolari si dividano in due macrocategorie: gli osservatori e gli osservati. entrambi imprescindibilmente tali per natura. un giorno ci scrivo qualcosa, promesso.
    (io sto, come te, con la prima categoria, per inciso: ho provato a smettere ma è più forte di me)

  10. Incredibileeeee! Grazie al cielo, allora non sono l’unica. A me succede, oltre che in treno, soprattutto al supermercato. Un carrello ti può dire tantissimo sulla vita di una persona: single, in famiglia, a dieta, golosa… ecc. e via che parto con l’immaginazione! Poi mi succede durante le sere d’estate, quando passeggio con il mio cane e vedo le finestre aperte, le luci spente è le voci che escono dalle varie case… Mi immagino la loro vita. Allora, mi merito anche io il diploma da stalker?!

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