Cosa mettere in valigia? Liste scaricabili, illustrazioni adorabili e consigli utili

Questo è un post in collaborazione con Silvia de I diari della lambretta. Abbiamo unito le nostre liste con le cose da mettere in valigia/zaino e poi io ho scritto e lei ha disegnato. Siamo molto orgogliose del risultato, speriamo possa esservi utile.

[Aggiornamento marzo 2015: da questo post e da queste liste è nato il progetto Ink Your Travel, magliette per viaggiatori disegnate a mano > www.inkyourtravel.it]

Ink Your Travel - magliette per viaggiatori

Scopri le magliette per viaggiatori disegnate a mano su www.inkyourtravel.it

 

Avete presente quella sensazione di inquietudine pre-partenza da “Ho dimenticato qualcosa ma non so cosa” tipo “Dai questa a Kevin – Kevin non c’è – KEVIN!!“?

Dopo viaggi e viaggi in cui dimenticavo qualcosa di fondamentale (tipo la crema solare quando sono stata in Brasile) ho deciso di organizzarmi: LISTE!
A me piace fare liste per tutto, quindi perché non fare liste anche per la valigia?
E non una sola: valigia base, valigia estiva, valigia invernale, zaino outdoor, kit di pronto soccorso e beauty case!

In questo post trovate proprio le liste delle cose da mettere in valigia: trovate gli elenchi scritti qui sotto, i pdf scaricabili e le splendide illustrazioni di Silvia per i viaggiatori più creativi.

cosa mettere in valigia

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Musica per un viaggio zaino in spalla

[Edit febbraio 2016: qui trovate la playlist di Spotify >>> Playlist Musica per un viaggio zaino in spalla]

Domani parto per il Nepal.
Zaino in spalla, guida della Lonely, Moleskine storica per gli appunti, compagni di viaggio vecchi e nuovi.

E musica.

Ho preparato una playlist di canzoni da viaggio bomba.
Mentre l’ascoltavo per caricarmi ho pensato che andava condivisa.
L’ultimo post sulle canzoni da viaggio l’ho scritto due anni fa, con perle tipo La Strada dei Modena City Ramblers o Hard Sun di Eddie Vedder: Canzoni da viaggio, la colonna sonora dei miei road trip.

Oggi vi regalo le mie backpacker songs.

Buon ascolto e buona strada.

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Il mio itinerario di due settimane nel Nord-est degli Stati Uniti

Un post pratico per chi sta organizzando un viaggio on the road nel nord est degli Stati Uniti.

Un po’ di informazioni generali per capire se è il viaggio che cercate:

  • Giorni: 16 giorni, dal 3 al 18 ottobre, 7 a New York e gli altri per fare il giro.
  • Tappe: New York > Boston > Buffalo > Tonawanda > Cascate del Niagara > Toronto > Washington > Philadelphia > Atlantic City > Brooklyn > New York
  • Chilometri macinati: 2.500 km
  • Persone: 4 (secondo me numero perfetto per un viaggio on the road)
  • Spesa totale del viaggio: 2.000 € a testa tutto compreso (aerei, hotel, macchina, colazioni obese, hamburger, musei, magliette I LOVE NY)
  • Città visitate: 8
  • Mezzi utilizzati: aereo per/da New York, jeep per fare tutto il giro.

In questo post trovate l’itinerario preciso e le informazioni basilari.

Se cercate le informazioni dettagliate (costi, noleggio auto, ESTA, assicurazione sanitaria, informazioni su New York…) allora cliccate qui: Informazioni utili per organizzare un viaggio on the road nel Nord-est degli Stati Uniti.

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Organizzare un viaggio online: l’ABC del low cost

[post di servizio per chi ha bisogno di una mano per organizzare un viaggio su internet]

Ultimamente mi sono stupita in più di un’occasione di come ragazzi, anche della mia età, si trovino molto impacciati a organizzare online un viaggio.
Vado in agenzia che se no io chissà cosa combino!

Non potete immaginarvi quante persone arrivino sul mio blog cercando su Google strada più breve da New York a Boston oppure come arrivo dal Big Ben a Notting Hill a piedi.
Capite? Mancano proprio le basi, neanche Google Maps.

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È facile essere felici in Sicilia

È facile essere felici in Sicilia, ma è un’operazione che richiede un adattamento biologico oltre che culturale: bisogna imparare a vivere il tempo alla maniera siciliana.
(Odissea siciliana – Francine Prose)

Mi ha colpito molto questa frase la prima volta che l’ho letta.
Riassume in poche righe, ben scritte e molto eleganti, l’immenso concetto di “vita in Sicilia” che io cercavo di spiegare ai miei amici con giri di parole, aneddoti, gesti, lunghi monologhi e frasi sconnesse. Arrancando.
Perché la Sicilia bisogna viverla.

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Il mio itinerario di due settimane in Malesia

[sarà un post un po’ pratico, per dare una mano a chi sta organizzando un viaggio in Malesia]

Qui di seguito potete trovare l’itinerario che abbiamo fatto io e i miei amici in due settimane in Malesia.

Se cercate le informazioni pratiche (costi, vaccini, clima, cibo, sicurezza, periodo migliore…) allora cliccate qui: Informazioni pratiche per organizzare un viaggio in Malesia.

Vi ho fatto una cartina-itinerario per capirci qualcosa. Il risultato è decisamente fumoso, ma non me ne vogliate, mi sono impegnata tanto.
Ci ho anche messo i numerini e gli aeroplanini per farvi capire meglio.

Ecco a voi la mia opera d’arte, tadàààn! (clic per ingrandire):

itinerario 2 settimane malesia - kuala lumpur, malacca, singapore, borneo, isole perhentian

Noi siamo andati le ultime due settimane di agosto.
Siamo partiti da Venezia e abbiamo volato con Emirates su Kuala Lumpur facendo scalo a Dubai. Costo del volo 670€ A/R, prenotato a maggio.
Qui sotto vi metto l’itinerario con alcune delle cose che abbiamo fatto, le più belle, che vi consiglio.
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Tornare a casa dopo un viaggio

È veramente dura.

Bisogna riabituarsi agli orari, alle persone, al clima, ai ritmi, alle relazioni, alla lingua, agli schemi mentali.

Bisogna farsi una doccia molto lunga e poi indossare di nuovo i panni di tutti i giorni, stretti o larghi che siano.

Bisogna raccontare, farsi raccontare, sistemare foto e fare un sacco di lavatrici.

È bello ritrovare casa, ma è anche molto impegnativo.
Perché il viaggio ti cambia, e tornare è un po’ come cercare di finire un puzzle con un pezzettino leggermente più grande del buco. Va limato, vanno limati quelli attorno. E se poi proprio non ci entra più, da quel pezzettino un po’ più grande si comincia un nuovo puzzle.
L’uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato.

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Il deserto svuota la testa.

Siamo in macchina, in cinque, stiamo viaggiando già da qualche ora.

Da un po’, non saprei dire quanto, siamo in silenzio. La strada è sterrata e devo tenermi stretta per non sbattere la testa contro il tettuccio della jeep. C’è il sole fuori, non un sole fastidioso, ma quel sole tiepido, primaverile, che ti scalda il corpo e ti fa brillare i capelli. Ogni tanto va dietro una nuvola.
Stiamo percorrendo una pista ai piedi del deserto, di fianco a noi, per un paio di chilometri, c’è solo terra secca, in lontananza si vedono le dune dove inizia il Sahara marocchino.
Seguo con lo sguardo la forma delle dune, mi perdo a fissare il percorso di una crepa nella terra, guardo, ma non vedo niente. Sono ipnotizzata dal vuoto attorno a me, dal movimento della macchina, dal paesaggio che si sussegue sempre uguale ma diverso, come una decorazione geometrica nei quaderni delle elementari.
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Ricordo con affetto le moschee di Istanbul

In Italia la parola ‘moschea‘ non viene associata ad un pensiero felice.
Ci hanno abituato a vederla come una fucina di terroristi, integralisti, pocodibuono in generale. Si sa che gli italiani hanno il pregiudizio facile. Anche se non vuoi una puntina di quel pensiero ti raggiunge e si annida dentro di te, e lì rimane. Tu ci puoi provare a restarne fuori, ma finché non tocchi con mano, e quindi il pregiudizio diventa giudizio, quella vocina rimane.

Prima di andare a Istanbul mi immaginavo le moschee come luoghi rigidi, seriosi.

Poi le ho viste coi miei occhi.

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