Un cucchiaino di dulce de leche torno in Brasile, nel 2002

Sono appena tornata dal lavoro, sono le 19.
Ho fatto una doccia calda, mi sono messa la tuta, mi sono lanciata sul divano.

Ho preso dal frigo il barattolino di dulce de leche che la Paola mi ha portato dalla Colombia.
Non si mangiano i dolci prima di cena, ma il dulce de leche non è un dolce.
È un pezzo di vita. 
2002, Brasile, avevo 15 anni. 
Ogni volta che lo mangio io torno lì.

dulce de leche

Io ho questo legame profondo con il dulce de leche da quando in Brasile, per un mese, l’ho mangiato tutte le mattine.
Oltre ad essere buonissimo (è tipo crema di mou) è anche super tipico in Sudamerica, lo mettono veramente ovunque: pasticcini, torte, caramelle, panini, gelati, dappertutto!
Io non lo mangiavo dal 2002.
Ho fatto una volta un tentativo con un dulce de leche preso qua, ma non aveva lo stesso sapore e l’ho buttato via.

Mia sorella – come ormai saprete – è in Argentina da gennaio. E quel malefico esserino almeno una volta alla settimana mi manda una foto della sua colazione a base di dulce de leche (che ormai è diventata la sua fonte di alimentazione primaria).

Insomma negli ultimi mesi ho pensato tantissimo a quel meraviglioso mese in Brasile.
Un po’ perché mia sorella è in Argentina, un po’ perché è una delle destinazioni di Marina e io sto seguendo assiduamente il suo viaggio, un po’ perché anche la Paola dalla Colombia mi parlava del mio adorato dulce de leche.

E alla fine me ne ha portati tre barattoli. TRE.
Me li ha dati questo weekend quando ci siamo viste, sul treno che ci portava verso la Val di Fassa per un blogtour che abbiamo fatto insieme.
Io ero lì seduta che guardavo l’italia scorrermi di fianco dal finestrino e lei ha tirato fuori dallo zaino tre barattolini di Brasile.

Mi si è strizzato lo stomaco, come quando rivedi un vecchio amico dopo tanto tempo.
Poi ho aperto un barattolo, ho chiuso gli occhi, e ho sentito il suo profumo.
BAM!
Immediatamente ero lì.
Avevo 15 anni, ero con i miei amici, passeggiavo la tre casine colorate del Pelourinho, ero felicissima. Mi vestivo sempre con i pantaloni bianchi da capoeira, avevo i capelli biondissimi e riccissimi, ero in guerra aperta con i mosquitos, stavo vivendo una delle esperienze più belle della mia vita.

Poi ne ho assaggiato un cucchiaino. E ciao.
Vi giuro che non mi sono messa a piangere solo perché ero su un treno.
È stata una botta di emozione che neanche le montagne russe.
Come guardare dentro un caleidoscopio e ritrovarci delle forme conosciute e bellissime, tutte colorate e luminose.

dulce de leche

Io che in treno lecco il tappo del dulce de leche 🙂

Ho iniziato a rivivere quel viaggio in Brasile, a pensare alle persone conosciute, alle emozioni provate.
A tutte quelle amicizie ancora vive con israeliani, olandesi, canadesi, brasiliani, argentini, tedeschi, honduregni.
E ho iniziato a parlarne a macchinetta alla Paola e alla Cri le quali con tanto affetto hanno ascoltato il mio brainstorming di ricordi sorridenti.

Erano pezzi di vita chiusi dentro la mia testa da tantissimo tempo.
Li ha sbloccati il dulce de leche.

Non è bellissimo e potentissimo il nostro cervello?

Così dopo questo meraviglioso tuffo nel passato ho iniziato a pensare a quanto sia forte il collegamento cibo-viaggio.
Ci sono luoghi che per me hanno un sapore preciso, e ogni volta che lo riassaggio io torno lì.
Col dulce de leche torno in Brasile, con i momo torno in Nepal, con la tzatziki in Grecia, con i donut sulla lunghissima strada che da Boston porta a Buffalo, una mattina all’alba.

Così ho chiesto alle mie splendide compagne di questo weekend qual è il cibo che le trasporta magicamente in un altro luogo, in un altro tempo.
E loro mi hanno dato risposte bellissime.
Ve le riporto qui sotto, a me hanno fatto venire un languorino!

Silvia (potete leggere dei suoi viaggi su The Girl With The Suitcase) ha un ricordo di 18 anni fa:

“Il viaggio che ogni volta mi viene in mente è la Sicilia (1997): è lì che a quasi 11 anni ho scoperto il favoloso mondo degli spaghetti ai frutti di mare! Ogni volta che oggi mangio una cozza o una vongola, mi viene subito in mente il ristorante sulla spiaggia del campeggio dove alloggiavo in camper con i miei genitori.
Per me questo piatto saprà sempre di Sicilia.”

Crinviaggio invece ci porta a Zanzibar:

“Ci sono sapori che a distanza di anni restano indelebili nel cassetto della memoria. Ma è come se anche le papille gustative ne traessero ricordo.
Sto lì, chiudo gli occhi e mi sento la brezza marina dell’oceano Indiano spettinarmi i capelli. Di sottofondo il canto del mare, qualche vocio in lontananza. È Zanzibar. Sono seduta ad un tavolo di legno un po’ consumato dalla salsedine e sto mangiano una qualità di mango mai assaggiata prima: succoso, profumato. La sua dolcezza mi inebria i sensi. Oggi come allora questo frutto mi regala sensazioni uniche, il suo sapore vellutato mi riporta in quella spiaggia, su quel tavolo, con quel mare…”

Irene, che scrive per Viaggi Low Cost, ripensa a Vienna:

“Il cibo è un aspetto importante del viaggio perché rappresenta l’identità di ogni cultura. Racconta la storia di ogni paese e arricchisce l’esperienza di ogni viaggiatore. Ogni cibo assaggiato in viaggio rimane legato a ricordi e a momenti differenti, a sensazioni e ad emozioni diverse. Come per me la Sacher Torte, che ogni volta che la mangio, o la preparo, mi fa riaffiorare irrimediabilmente ad un periodo e ad un momento particolare della mia adolescenza: il mio primo viaggio all’estero, il mio primo viaggio con amiche organizzato da me, la volontà di dimostrare di essere diventata grande e indipendente, e la scoperta, per me, della città più romantica del mondo, Vienna.”

Poi c’è Paola (www.scusateiovado.com), che è una golosona come me e ha ben due ricordi di cibo in viaggio:

“Alla fine alle superiori la questione della madeleine di Proust mi sembrava assurda. Scrivere 3000 pagine partendo dal ricordo nato da un morso ad un dolcetto… Beh, diciamo che mi sembrava eccessivo.
E invece adesso potrei fare lo stesso.
Ogni volta che sento profumo di chorizo in padella mi sembra di sentire anche tutti i profumi che lo hanno sempre accompagnato: l’aria di neve che si mischia all’odore dei camini che bruciano legna del paesino sulle montagne dell’Andalusia dove abita mia nonna, l’odore dell’intonaco delle pareti e del buon cibo.
Però il cibo più strano che mi riaccende campanelli è mi ricatapulta in un viaggio… Sono delle caramelle. Negli Stati Uniti la maggior parte delle mentine e delle caramelle alla menta hanno uno strano sapore di dentista, un odore forte di “igienista dentale alla menta”. E per quanto non mi piacciano ne conservo sempre un pacchetto per casa. Ne metto in bocca una, chiudo gli occhi, e i ricordi riaffiorano e mi si stampa in faccia un sorriso super. Come quella volta che le ho assaggiate la prima volta, comprate in un distributore per gentilezza ad una signora che mi aveva dato le indicazioni per andare a Pioneertown, nel deserto californiano.”

20 thoughts on “Un cucchiaino di dulce de leche torno in Brasile, nel 2002

  1. non potro mai dimenticare il profumo ed il sapore delle granite alla mandolrla di Noto, in Sicilia, l’odore di pane appena sfornato che si insinua tra i vIcoli di questo posto pazzesco, dimenticato dal tempo, dai palazzi costruiti con piestra locale che assume un colore dorato al tramonto,eleganti, aristocratici e così ben tenuti che non ti meraviglieresti di vedere correre sul selciato la carrozza di un principe diretta al teatro per assistere ad un opera…..
    questa è la mia Sicilia meravigliosa ricca di profumi, forme e soprattutto sapori caldi e persistenti come il sole che la scalda e la rende indimenticabile.

  2. Ciao! Io penso che il dulce de Leche sia una delle cose più buone che siano mai state inventate! Sono cresciuta a pane e dulce de leche per i primi anni della mia vita perché con la mia famiglia ho vissuto in Argentina fino a sette anni…ogni volta che mi capita di mangiarlo qui in Italia mi tornano in mente i primissimi ricordi della mia vita…
    Comunque se ti interessa io ho trovato un negozio a Milano che lo vende, importa dalla Argentina un sacco di prodotti tipici e spedisce in tutta Italia, si chiama Sabores Argentinos, ha anche una pag su FB.

  3. l’odore delle pannocchie di mais grigliate per strade di fango e polvere, ma soprattutto polvere, in baraccopoli a nairobi, insieme alle samosa e ai pescettini fritti. ma soprattutto le pannocchie. stampato secco. mi capitò di ritrovare vagamente un odore simile alla festa latino americana di milano: tanto bastò per un sobbalzo di gioia.
    che meraviglia di post.

  4. Cannella.
    Non so se è perché in praticamente tutti gli aeroporti americani c’è un Cinnabon che attira i clienti spargendo nell’aria quintali di aroma di cannella, però quando sento odore di cannella io sono teletrasportato in USA.
    Immediatamente.

    —Alex

  5. Il sapore che più mi porta a un altro luogo è di… in realtà non so esattamente cosa!! Una spezia, che in Turchia usano più o meno dappertutto, nelle meze, nelle polpette, nelle verdure, negli stufati, una volta abbiamo comprato un pacchetto di chewingum e siamo rimasti (letteralmente) a bocca aperta, se ne sentiva un vago sentore pure lì! Ma non siamo mai riusciti a capire esattamente quale spezia fosse!
    A volte capita di sentirla, in qualche piatto particolare, in qualche ristorante etnico, o in altri posti del mondo… E ogni volta che capita, regolarmente, io e mia moglie incrociamo lo sguardo “la spezia turca!”.. E ogni volta, in base al momento, si finisce con la testa nella splendida Istanbul, persi in Cappadocia, o in un paesino sperduto nel mezzo dell’Anatolia dove all’inizio ti guardano un po’ storto ma dopo 2 minuti ti accolgono come un re.

    Gran bel post, complimenti… E voglia di Brasile!

    • Me la ricordo! Ma non ho la più pallida idea di come si chiami! E mi ricordo che dopo una settimana a Istanbul la sentivo ovunque, anche nei vestiti!

      • Noooo!!!! Ammetto che mentre scrivevo il post avevo la segreta speranza che tu o qualche altro lettore mi illuminasse su che spezie è!!

  6. Ciao Irene che post carino!!!
    Anche io ho mille ricordi di viaggio legati al cibo..

    L’ananas a cubetti mi catapulta a Bangkok, alle bancarelle di street food per le strade di Siam, a quella bancarella precisa all’angolo della strada che portava al mio hotel dove ogni mattina facevo colazione.
    La ragazza, sempre sorridente e gentilissima, riempiva una bustina con dell’ananas e poi mi dava uno zucchero rosa un pò piccantino dentro cui intingere il frutto.
    Ricordo ogni rumore di quei momenti, ogni palazzo…

    Poi c’è il bacon e il bacon significa New York, significa Diner nei pressi di 5th ave.
    Nei 5 giorni a New York ci ho fatto tappa fissa sconcertando il personale per il mio grande appetito.
    Ho mangiato bacon a colazione, pranzo e cena.
    Sento ancora lo sfrigolio del grasso sulla griglia, il personale ispanico che urla in messicano e l’odore più delizioso che ricordo…

    Ce ne sarebbero tanti altri… il cibo è una parte fondamentale del viaggio!

    Un abbraccio, Danila.

    • Lo zucchero rosa piccantino!! C’è anche in Messico! A me ricorda il Canon del Sumidero 🙂
      Che bello condividere tutte queste sensazioni e ricordi.

  7. Non ho mai assaggiato il dulce de leche e ora sento che è una mancanza gravissima!
    Comunque praticamente ogni luogo che ho visitato è associato a un ricordo mangereccio… penso al marzapane di Lubecca e a un’anziana signora che mi spiegava in tedesco quanto fosse affezionata a quei dolci perché le ricordavano casa e famiglia… e non so come ma l’ho capita senza parlare una parola di tedesco, bastava guardarla stringersi al cuore i dolcetti <3 O forse non ho capito nulla ma mi piace pensare che mi raccontasse queste cose 😀

    p.s. ti abbiamo nominata per il Very Inspiring Blogger Award, speriamo ti faccia piacere 😉

Rispondi