Diario-brainstorming di un viaggio in Messico

Viaggio in messicoIl Messico è un ricordo felice di quand’ero piccola e giocavo a Indiana Jones

Da piccola avevo questo gioco per il computer a cui giocavo tutto il giorno con la mia sorella più grande.
Si chiamava Indiana Jones and his Desktop Adventures.
Era il 1996.
Io avevo 9 anni, lei 12.
Il gioco era ambientato in Messico, ma io non lo sapevo.

Ci giocavamo ore e ore e ore.
Passavamo giornate intere a risolvere puzzle e indovinelli, a decifrare geroglifici Maya, a raccogliere piume di Quetzal, a recuperare cuori di scimmia e a cercare lame di ossidiana.
Ci curavamo con la Yerba Buena e ci facevamo strada col machete.
Vincevamo le partite trovando tutti i pezzi del Calendario Maya e rimettendo al suo posto la Stele cifrata.
(Nei link potete vedere le schermate del gioco, ho trovato un sito che ne ha raccolto tutti i dettagli e mi sono esaltata.)

Immaginatevi ora la stessa Irene, ma nel 2014, in Messico per davvero.
Davanti al Calendario Maya, quello vero.
Su e giù per le piramidi Azteche per davvero, con il verso delle scimmie urlatrici nell’aria, davvero.
Giungla, coccodrilli, yerba buena, mappe, bassorilievi, misteri!
Immaginatevi l’emozione, la gioia, di ritrovare in un angolino della memoria tutte queste cose che una piccola me già conosceva.
In Messico mi sono sentita l’eroe del mio gioco di bambina.

calendario maya messico palenque pakal

Andare in Messico oggi significa entrare dentro un libro di storia mentre lo stanno scrivendo

Oltre ad esaltarmi per Indiana Jones, o forse proprio perché mi piaceva così tanto, da piccola volevo fare l’archeologa.
Volevo risolvere misteri, scoprire luoghi nascosti, interpretare antiche iscrizioni.
Ho scelto il liceo classico tradizionale un pochino anche per questo.
Nella mia ingenuità pensavo che tradurre dal greco potesse in qualche modo avvicinarsi a quelle emozioni. (NO, se ve lo state chiedendo.)

La mia vita ha poi preso strade diverse, ma quel fuoco dentro di me è rimasto.
L’avventura, la storia, l’ignoto. Decifrare, capire, decodificare.
Tutto ciò che è da interpretare, da risolvere, mi esalta.

In Messico mi sono trovata nel centro di uno dei più grandi enigmi della storia dell’uomo.
Con i miei piedi, con il mio corpo, ho camminato dentro la giungla, tra i templi che ancora dovranno essere scoperti.
Ero lì, in mezzo agli alberi che formano dei muri e dei labirinti, che seppelliscono e squartano palazzi di duemila anni. Ho messo la testa dentro una stanza affrescata, dove si vedevano ancora i colori, in mezzo alla giungla, dimenticata dal mondo, senza esseri umani nel raggio di chilometri.
In mezzo alla giungla ho scavalcato tronchi appoggiati su pietre squadrate che una volta erano mattoni, mi sono arrampicata su templi ricoperti di vegetazione aggrappandomi alle liane.

Quella lì è la Storia. E io l’ho vista nel momento di passaggio. Nel momento in cui ancora non è stata scoperta.
È come trovare lo scrigno del tesoro chiuso prima dei pirati, come scoprire una tela di Picasso in un vecchio garage.
Dell’antica Palenque solo il 10% è stato svelato. Il 90% è ancora immerso nella giungla. Lo hanno scoperto con le rilevazioni aeree. Ogni collina che si vede dentro la giungla nasconde un antico palazzo.
E camminando in mezzo alla giungla si vede, si percepisce. Si vedono i muri, i colori, le pietre spaccate con l’ossidiana. I percorsi tra gli alberi sono in realtà le vecchie strade della città.

Molti palazzi non verranno mai alla luce: le radici degli alberi sono così tanto intrecciate con la struttura delle costruzioni che toglierle significherebbe distruggere tutto.

Andare in Messico oggi è come entrare dentro un libro di storia che ancora non è finito.
Laggiù la stanno scoprendo e interpretando.
Oggi, ora, mentre io ero lì. Ogni giorno si scava, si pulisce, si scopre qualcosa di nuovo.
Essere in mezzo a questo processo, entrare a contatto con una civiltà sconosciuta e la cui interpretazione è tuttora in divenire è stata un’emozione potente.

palenque sotto la giunglapalenque non ancora scoperta

Ho incontrato Frida Kahlo in una giornata di sole dentro una casa azzurra

Frida Kahlo sono andata ad incontrarla a casa sua, in un giorno di sole.
Dopo essere scesa dalla metro ho preso un colectivo: un pulmino scassato che per 4 pesos carica tutti quelli che lo fermano per portarli a una destinazione comune.
Mi ha portato in Calle Londres e poi a piedi sono arrivata davanti al numero 247, alla Casa Azul. C’erano tantissime persone quel giorno che avevano raggiunto Città del Messico da chissà quanti punti nel globo solo per incontrare Frida.

Entrando a casa sua il primo luogo in cui l’ho incontrata è stato il cortile interno.
I suoi alberi vivi ed energici, le pareti blu che sembrano danzare, le fontane che fanno risplendere tutta la casa, come se fossero diamanti.
Lei era lì, si riposava all’ombra delle piante, nei suoi vestiti tipici dai colori sgargianti.

Poi lei era anche nel suo studio.
Tra colori, pennelli e bottigliette di glitter.
Tra specchi, mappamondi e bauli chiusi a chiave.
C’era una sedia a rotelle davanti a un cavalletto per dipingere. La sua scrivania era illuminata dalla luce del sole che filtrava dalle ampissime finestre.
I suoi documenti erano ordinati nella libreria dentro raccoglitori decorati da lei: un cuore per le lettere private, una bandiera del Messico per i documenti ufficiali, un diavolo per le scartoffie personali di Diego. Lei era lì, in quelle etichette sui raccoglitori, ci siamo conosciute tra i tratti indecisi della sua china.
Anch’io disegno etichette per i miei documenti.
Lei disegna meglio, io sono più ordinata.

Quando poi sono entrata nella sua camera da letto, lei era anche lì.
Potevo vederla stesa sul letto intenta a dipingere sé stessa, quella che vedeva riflessa sullo specchio incollato sul soffitto del suo baldacchino.

Ho conosciuto una donna incredibile.
Debolissima e forte come un macigno, contemporaneamente.
Profondamente innamorata e con una grande rabbia dentro.
Intrappolata in busti e fasciature, ma vestita con abiti sgargianti e ariosi.

Non sono le sue opere che mi hanno colpito. È lei.
Dai suoi quadri, dai suoi disegni, esce lei con tutte le sue forze, travolgendo chiunque ci si trovi davanti. Esce come un vortice, esce dai suoi colori e dai suoi contorni netti, esce decisa, invincibile. Colpisce come una furia me, te, tutti quanti quelli che rimangono per qualche secondo ad osservare le sue opere.
E ti parla di cosa voglia dire essere una donna, di cosa voglia dire essere inferma, di cosa voglia dire avere sete di vita, di cosa voglia dire essere innamorata dell’uomo più famoso e più inaffidabile del Messico.
E di cosa voglia dire affrontare tutte queste cose con la testa alta e lo sguardo piantato nel cuore della vita.

Ti dice “Vai nel mondo e fatti valere, lotta per i tuoi ideali, ama fortissimo, vivi ogni secondo intensamente. Se io ho fatto tutto questo da un letto, tu non hai scuse“.
E quando sono uscita dalla Casa Azul, quando l’ho salutata e sono salita su un altro colectivo per tornare indietro, mi è sembrato che un pezzettino di lei venisse con me. Un po’ di Frida Kahlo è tornato a casa con me ed è tornato a casa con tutti quelli che erano lì, e tutti quelli che ci passeranno.
Dopo che la conosci, Frida, la vuoi portare nel mondo. 

Casa Azul, Frida Kahlo, Città del Messico casa azul, frida kahlo, città del messico

Il cielo in Messico è più alto

“Hai notato che i tramonti in Messico sono bellissimi?”
“Sì, lo sono.”

“E che il cielo è super blu di giorno?”
“Sì, in effetti è molto bello.”

“E non ti sembra che il cielo sia… tipo… più alto?”
No.”

“Dai, ma non vedi che le nuvole sono altissime? Che sembra che il mondo sia alto il doppio? C’è molto più spazio tra noi e le nuvole qui, abbiamo un sacco di spazio per saltare, per muoverci, per respirare! No?”
No.

“Ma dai, quelle nuvole sono altissime e sopra ce ne sono delle altre ancora più alte! Guarda!”
“Ire non credo.”

“Uffa! È solo perché te sei altissimo e quindi da lassù tutto è diverso. Da quaggiù dove sono io il cielo messicano è più alto.
“…”

Io lo so che può sembrare un discorso un po’ strano, però il cielo in Messico è più alto.
C’è più spazio, più azzurro, più aria.

Le nuvole sono sofficissime e sono enoooormi e altiiiiissime.
Da noi sono basse, piatte, chiudono lo sguardo. Abbiamo un cielo più basso in Italia.
Non lo so perché. Voi lo sapete?

Sapete spiegarmi in maniera intelligente questa cosa?
Io lo so che il cielo in Messico non è veramente più alto.
E lo so che vi ho spiegato questa cosa come lo avrebbe fatto una bambina di cinque anni. Ma l’entusiasmo era lo stesso, quindi niente filtri. Però anche se il cielo non è davvero più alto, la sensazione che lo sia rimane.
Voi sapete perché? Mi aiutate a scoprirlo?

on the road in messico tramonto oaxaca yerve el agua

Il Messico è un puzzle di mondi

Uno degli aspetti che mi ha colpito di più del Messico è la complessità e la varietà dei popoli che lo abitano e degli Stati che lo compongono.

Il nome ufficiale del Messico è in realtà Stati Uniti del Messico, lo sapevate? Io no prima di andarci.
È composto di 31 Stati Federali e 1 Distretto Federale. Una gigantesca nazione formata da 32 realtà diverse, ognuna con una sua identità, un suo popolo, un suo stemma.

Noi nel nostro viaggio ne abbiamo attraversati otto: siamo partiti dal DeFe, il Distretto Federale di Città del Messico, abbiamo continuato verso gli stati di Morelos, Puebla, Oaxaca, ci siamo fermati tanto in Chiapas, abbiamo proseguito nello stato di Campeche, poi Yucatán e infine Quintana Roo con la sua famosa Riviera Maya.

È stato incredibile scoprire le immense differenze che caratterizzano ognuno di questi Stati. Un po’ come le differenze tra le nostre regioni, ma molto molto di più.
Passando dal Chiapas e proseguendo per lo Yucatán si attraversano dei mondi. Si parte da uno Stato immerso nella giungla e nelle montagne, culla degli zapatisti e delle grandi lotte morali, per arrivare a uno Stato che è l’esatto contrario, votato al turismo americano di massa, che ha trasformato i cenote in piscine per turisti schiamazzanti e che però nasconde perle preziose come Izamal, la città tutta gialla.

Più che un viaggio in Messico, è un viaggio tra i tanti volti del Messico, tra tutte le sue anime e i suoi popoli.

Vi racconto una cosa che a me ha fatto riflettere.
L’ultimo giorno del nostro viaggio eravamo a Città del Messico, nel quartiere di Coyoacán. Ci siamo fermati a mangiare un panino in un locale carino, scelto per caso, La Salamandra.
Abbiamo iniziato a fare delle chiacchiere con il proprietario: com’è andato il viaggio, che giro avete fatto, cosa vi è piaciuto di più, come sono le altre zone del Messico.
“Vi siete trovati bene anche in Chiapas con i Maya? Perché sapete, io sono azteco, e con i Maya ci guardiamo sempre un po’ con diffidenza.”
Azteco? Maya? Nel 2015? Sì.
In Messico ci sono ancora i Maya e gli Aztechi e parlano ancora lingue diverse dallo spagnolo. Ci sono moltissimi gruppi etnici in Messico: tzotzil, tzeltal, tojolabal, ch’ol, lacandoni e tantissimi altri.
Sentir dire “Io sono azteco” nel 2015 vi giuro che fa un certo effetto.

puzzle di mondi puzzle di mondi2

Gli incontri sono sempre il cuore dei viaggi

Vorrei parlarvi di Nilo Montejo.
Nilo è un signore di una quarantina d’anni che abita a Palenque e fa la guida per i viaggiatori che vogliono scoprire le rovine maya.

Nilo è nato a Palenque.
Non nella città, proprio in mezzo alle rovine, proprio dentro al sito archeologico: suo babbo faceva il custode delle piramidi di Palenque. Nilo viveva in una capanna che si trovava proprio dove ora gli archeologi stanno lavorando per portare alla luce una nuova piramide.

Nilo è nato e vissuto a Palenque: ha aiutato durante gli scavi, ha liberato i sentieri nella giungla a colpi di machete per i viaggiatori, ha visto una dopo l’altra le piramidi tornare alla luce dal fitto degli alberi. Ora grazie ai turisti parla quattro lingue e racconta la sua storia a tutti quelli che incontra.

Lui ci ha fatti entrare dentro Palenque, dentro la giungla, ci ha fatto vivere la storia.
Palenque mi è entrata nel cuore attraverso le sue parole, tramite la luce che c’era nei suoi occhi nel parlarne.

C’è stato un momento, che non dimenticherò mai, che ho davvero capito che i luoghi sono le persone, che quelle pietre per me erano così belle perché erano state il teatro della vita di tante persone, anche di quella di Nilo.

Eravamo nel sito archeologico di Palenque, dentro al Palazzo di Pakal.
Chiacchierando vediamo che Nilo si distrae e inizia a fissare la Lonely Planet. Sulla copertina c’è una foto di Palenque.
Prende la guida in mano e rimane a bocca aperta: “Questo è un libro molto vecchio” mi dice.
Rimango un po’ interdetta. “Avrà un paio d’anni al massimo, perché?

La foto è molto vecchia, è di quando ero piccolo io. Vedi che qui è tutto verde, che la Tomba della Regina Rossa non era ancora stata scoperta?
Qui di fianco alla Tomba di Pakal c’è un albero, lo vedi? È l’albero di arance su cui mi arrampicavo da piccolino per fare merenda. Erano dolcissime… Poi lo abbiamo tagliato quando abbiamo continuato gli scavi: chi se lo aspettava che sotto le mie arance ci fosse la Regina!

È stato un momento dolcissimo.
Nilo continuava a rigirare la Lonely Planet tra le mani, ad accarezzare il suo albero, perso nei suoi pensieri, con un sorriso beato.

E noi eravamo lì, tra la vita di Nilo che si intrecciava alla storia dei Maya, tra il suo albero di arance che ci emozionava di più della Tomba della Regina Rossa.

In religioso silenzio, per non disturbare quell’incontro intimo tra Nilo e i suoi ricordi di bambino.

La mia Palenque, il mio Messico, è anche quell’albero di arance che non esiste più.
Gli incontri sono davvero il cuore dei viaggi.

guida del messico

43 thoughts on “Diario-brainstorming di un viaggio in Messico

  1. Come potrei non essere d’accordo con te? Il Messico ti riempie, ti segna.. Come una cicatrice, di quelle bello però. Quelle che ogni tanto devi accarezzare per sorridere :*

    • Sì, io sono ancora un po’ confusa, ho mille pensieri in testa e non ancora un’opinione concreta su questo viaggio. So solo che è stato meraviglioso.

  2. Un bellissimo racconto 😀
    Come al solito, aggiungerei.

    E come al solito aggiungo un paio di mie considerazioni che purtroppo non scaturiscono da un mio viaggio in Messico, dove purtroppo non sono ancora andato. Queste vengono fuori dalle mie conversazioni, a base di tequila 😉 con il marito messicano di una mia collega.

    Credo sia un peccato che la grandissima figura di Frida, finisca un po’ per oscurare quella di Diego Rivera. Eppure i due si ispiravano a vicenda ed è difficile dire che Frida sarebbe stata Frida senza Diego e viceversa.

    La loro casa, a sentire il mio amico, esprime la sintesi della loro arte, non solo quella di Diego o solo quella di Frida.

    Poi una considerazione sul Messico “politico”, piagato da corruzione, criminalità comune e narcotraffico, abusi di potere e poca libertà d’espressione; peccati tremendi che finiscono per mortificare una nazione stupenda, così ricca di diversità e cultura; che aprono la strada a speculazioni e devastazioni che mettono in serio pericolo le popolazioni e le risorse naturali ed archeologiche.

    Il mio amico (che vive in Francia da quando ha 20 anni ma che ancora tutta la sua famiglia li e torna in Messico ogni anno) è talmente pessimista a proposito della sua terra che sostiene bisognerebbe visitare il Messico al più presto prima che sia “distrutto” da queste forze malefiche…

    Detto questo, bisognerà darsi da fare ed andare li al più presto! 😉

    —Alex

    • In realtà la figura di Frida oscura quella di Diego solo oggi, a suo tempo era molto più famoso lui. E la Casa Azul in verità era di proprietà di Diego che ha voluto trasformarla in museo proprio per tramandare la memoria di Frida. Quindi ci sta dai 🙂

      Per quanto riguarda il discorso politico vorrei farci un post a parte perché davvero è parte integrante del Messico, è difficile comprenderlo da lontano. Anche se Messico e Italia sono più simili di quanto potessi immaginare.

  3. Meraviglia. Il racconto, le immagini e la capacità di farmi viaggiare nonostante sia seduta alla scrivania in una gelida Lombardia 😉

    Bravissima, come sempre :*

  4. Aspettavo con ansia il tuo diario! Come sempre un racconto bellissimo, delicato, ironico, corredato da immagini meravigliose! E che colori! Ora sono qui, mentre fuori piove, con un tè alla cannella e il pensiero del cielo altissimo del Messico… Grazie 🙂

  5. la questiuione dei cieli alti è spinosa. chi non li vede non può capire 😛
    a me è capitato coi cieli dell’africa equatoriale, che per la verità riescono ad essere a fisarmonica, oltre che alti. però, insomma, la sensazione che ci sia qualcosa che va al di là della fisica, ecco…
    (p.s. meraviglioso viaggio!)

  6. I tuoi diari-brainstorming sono la cosa che mi piacciono di più del tuo blog! Quando leggo questi particolari post, mi sembra di essere seduta comoda su un’ampia poltrona di un cafè, di averti davanti a me, seduta su una poltrona gemella alla mia…e mentre ci scaldiamo con una cioccolata con panna, tu mi racconti e mi mostri gli oggetti colorati che ti sei portata dal tuo viaggio e io ti ascolto incantata… 🙂
    Adoro il fatto che nei tuoi racconti, c’è si il viaggio, ma ci sei prevalentemente TU E IL VIAGGIO. Per questo i tuoi viaggi, quando li leggi, sembrano unici, perchè semplicemente lo sono! Si potrebbe fare comodamente lo stesso identico itinerario, incontrare le stesse persone, visitare gli stessi luoghi…ma non sarebbe la stessa cosa! Questo racconto ne è la prova lampante, più di altri: avrei voluto vedere la bimba che giocava a essere Indiana Jones, quella che vuole riempire un cielo più alto del suo, saltando più in alto!

    P.S. Questa cosa del cielo a me è successa, al contrario però, a Creta. Lì il cielo (quello notturno più di quello diurno) sembra invece più vicino ma anche più esteso allo stesso tempo, la Luna più grande, le stelle cadenti, perchè sono tantissime, mai viste tante quante a Creta, sembra davvero di acchiapparle, mentre fanno una scia lunghissima e ogni volta colorata con toni sgargianti e unici. È proprio bello sapere che il cielo non è lo stesso ovunque 🙂

    Detto questo, ora aspetto il racconto-itinerario più “canonico”! 😉
    Ma ti sei portata dietro la GoPro? Ci farai vedere anche un video vero?!?

  7. Che dire a parte tutta l’invidia (buona e salutare!) per il tuo ennesimo magnifico viaggio? Beh, posso dirti che mi ricordo i nostri pomeriggi sedute al computer a giocare con Indy: ma ti ricordi i suoni assurdi che faceva quando dava le frustate o veniva morso dai serpenti?!? Troppo bello! 😀
    Yerba buena siempre!

    • Sììì povero Indy!! Come ci siamo divertite con lui 🙂 adesso provo a vedere se lo ritrovo così ci facciamo una maratona di Indy 20 anni dopo!

  8. Che bello questo tuo viaggio, e che sensazioni avrai provato senza dubbio nel cuore della jungla faccia a faccia con la storia! E sulla teoria del cielo più alto, beh chi lo sa, magari è davvero così 😉 Non vedo l’ora di andarci anche io un giorno, di scoprire, di respirare “storia” in ogni luogo e di incontrare Maya e Aztechi, questo si che mi emozionerebbe un sacco. Buoni viaggi! Monica – I Viaggi di Monique

    • È stato davvero emozionante, eppure noi in Italia viviamo circondati da pezzi di storia, anche molto più antica. Ma in Messico, non so perché, è stato travolgente. Grazie Monica, buoni viaggi anche a te! 🙂

  9. Gli incontri sono veramente la parte migliore dei viaggi.. mi sono emozionata a leggere le ultime righe!
    Stiamo parlando di Messico con la mia migliore amica che ha là i parenti ed é giunta l’ora di andare <3

  10. Ciao! Martedì partirò per il Messico ed il tuo blog è stato molto utile per l’organizzazione del viaggio, ma ancor di più a farmi sognare e pregustare quello che mi attenderà! Complimenti.
    Volevo chiederti se era possibile avere il numero di Nilo, vorrei tanto conoscerlo ed averlo come guida! Grazie in anticipo!

    Laura

  11. Quante emozioni si percepiscono tramite questo racconto! Comunque ti capisco, anche in Australia il cielo e’ molto piu’ grande che in Italia! Dici che se vado a Palenque trovero’ ancora Nilo? Lo si puo’ “prenotare” in anticipo o come funziona?

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