Mi è successa una cosa a Ibiza: il viaggio mi ha indicato la strada

Mi è successa una cosa a Ibiza.
Una cosa abbastanza normale a dir la verità, a cui però io ho dato un senso preciso.
E da lì non è stata più normale, è diventata un segno, ha avuto per me un significato che ha cambiato le mie azioni e i miei pensieri.

Questo è successo perché mi sono messa in viaggio. E in discussione.

Il viaggio mi ha indicato la strada

Un giorno di un paio di settimane fa stavo passeggiando con nove tra le persone più importanti della mia vita nella città vecchia di Ibiza.

Non pensavo a niente di particolare.
Avevo però un dilemma. O meglio: ne avevo anche più di uno, di quei pensieri pesanti, di quelle cose irrisolte, che rimangono lì per giorni, mesi o anche anni.

In particolare ne avevo uno particolarmente antipatico, di questi pensieri pesanti. Ma non ci stavo pensando. Lui stava lì accucciato in un angolino del mio cervello (e cuore) e non faceva rumore. Pacifica convivenza.

Quindi: Ibiza, sole, città vecchia, amici, niente pensieri.

Stavo camminando, stavo osservando i particolari di quel luogo che per me è stato tanto affascinante perché sorprendente, io Ibiza non me la immaginavo tanto bella.

Guardavo le porticine colorate, le finestre con le tende ricamate, i muri bianchi che andavano a sbattere contro il cielo azzurro. Guardavo verso l’alto, e infatti continuavo a inciampare sulla strada sconnessa.

Fotografavo tutto, dagli scorci a picco sul mare al gatto fermo ad aspettare il suo padrone davanti all’uscio di casa.

Non riguardo quasi mai le foto che scatto. Non sul momento almeno.
Quel giorno ho abbassato lo sguardo per riguardare una foto.

Ho abbassato lo sguardo verso la macchina tra le mie mani e dopo aver guardato la foto ho messo a fuoco dietro la Canon, per terra, perché ho visto qualcosa che ha inconsciamente attirato la mia attenzione.

[Disclaimer prima di procedere]

Con questo post non voglio dire qualcosa tipo “il destino mi ha presa per mano e mi ha portata lì quel giorno per farmi trovare quel segno eccetera eccetera”. Molto ma molto meno spirituale la cosa.

Semplicemente: “mi è capitata questa cosa, mi è sembrato che parlasse a me (forse perché ho la coda di paglia e quindi cercavo disperatamente la forza da qualche parte e l’ho trovata in un questa cosa), e mi ha fatto bene perché ha modificato le mie azioni”.
Se non mi fossi messa in viaggio non sarei incappata in questa catena di avvenimenti che mi hanno fatto vivere bene una situazione che vivevo male. Chiamatelo come vi pare: destino, casualità, dio dei viaggi, niente di niente. Io dico solo grazie.

[Fine disclaimer]

Ho visto una cosa per terra.

Un braccialetto, slegatosi dal polso di qualcuno, ancora con il segno del nodo troppo lento.
Cordone nero e un solo ciondolo: una manina (che avrete visto mille volte), l’Hamsa.

Mi sono messa in viaggio, e in discussione

Mi sono chinata, l’ho raccolto, l’ho messo in tasca e me ne sono dimenticata.

L’ho ritrovato già tornata a casa, una mattina in cui il problema silente di cui vi parlavo era tornato prepotentemente a farsi sentire. Era grosso e ciccione, occupava tutta la mia testa.

Mi sono incuriosita e per distrarmi sono andata a cercare il significato di quella manina.

L’Hamsa, o Mano di Fatima, è una simbolo dell’Islam e dell’ebraismo, e in particolare è usata come amuleto dai musulmani. Nel tempo è stata molto “paganizzata”: oggi è utilizzata in tatuaggi, gioielli e chi più ne ha più ne metta.

La “manina” (semplifico per farvi capire di cosa sto parlando) ha in realtà un significato potente.

Che mi ha colpito come un pugno nello stomaco.

Cito da Wikipedia (non perché sia particolarmente autorevole, ma perché tutte le fonti dicono la stessa cosa, quindi tanto vale scegliere la più conosciuta):

“Presso i musulmani la Mano di Miriam venne poi applicata alla tradizione secondo la quale Fatima, figlia del profeta Maometto, mentre preparava la cena, avrebbe assistito al ritorno del marito con una concubina; ingelosita da ciò, per errore mise la propria mano nell’acqua bollente, senza tuttavia avvertire dolore. Per i credenti musulmani rappresenta dunque il simbolo della serietà e dell’autocontrollo.

Io ero lì immersa nella mia ansia e totale assenza di controllo e il mondo mi sbatteva in faccia il simbolo della serietà e dell’autocontrollo. Tipo una porta che sbatte all’improvviso e ti sveglia da un pisolino che non dovevi fare.

Mi sono legata il braccialetto al polso e mi sono sentita una stupida per essermi agitata. Durante la giornata ogni volta che si presentava un momento difficile prendevo tra pollice e indice della mano sinistra la mia manina legata al polso destro.
Occhi, chiusi, bel respiro: lo scopo era non perdere di vista la realtà e non cedere allo sconforto.

Ci sono riuscita. Egregiamente direi. Lì per lì, ma anche dopo. La situazione piano piano sta iniziando ad assumere contorni più sfumati e io ad essere più serena.

Non sono così sognatrice da pensare che l’universo mi abbia salvata, ma sicuramente queste casualità mi hanno indicato una via che io non riuscivo a vedere. O che non avevo abbastanza forza da prendere da sola. Ero accecata: questa coincidenza mi ha aperto gli occhi e dato forza.

Penso che il merito sia più della mia coda di paglia, che mi fa vedere segni anche nelle cose trovate per terra, più che dell’universo, in realtà.

Però sono felice che sia successo.

Continuo a tenere la mia manina al polso destro, insieme ai fili colorati che mi hanno legato i monaci buddisti allo stupa di Bodnath a Kathmandu e al braccialetto con la moneta bucata del Vietnam.

E continua a darmi forza, a tenermi sulla retta via, a fare un bel respirone e a fare la cosa giusta.

Ci voleva davvero un braccialetto trovato per terra a Ibiza? Forse no, o forse sì.
Ci voleva qualcosa, anche così piccolo, che mi spingesse nella giusta direzione. Perché io sapevo già anche prima qual era la giusta direzione. Con la testa lo sapevo. Con la pancia no. E con la pancia ancora a volte faccio fatica perché sono così arrabbiata che mi si annebbia la vista. Ma poi stringo la mia manina, torno alla realtà, è come darmi un pizzicotto.

E la manina mi dice che autocontrollo e serietà sono la risposta giusta alle mie domande.

Mi piace pensare che tutte queste coincidenze si siano inanellate per prendermi in braccio e farmi superare questa situazione.
Chissà. Intanto la mia manina rimane a vegliare su di me, al polso destro.

Ciliegina sulla torta: l’Hamsa spesso riporta scritta la Tefilat HaDerech, la preghiera del viaggiatore.

21 thoughts on “Mi è successa una cosa a Ibiza: il viaggio mi ha indicato la strada

  1. Io francamente sono un tipo un po’ meno spirituale e poetico di te.
    Credo che il braccialetto sia solo l’appiglio giusto che ti serviva per smuovere la tua volontà.
    Tutti abbiamo bisogno di qualcuno o qualcosa che rafforzi le nostre convinzioni, che ci rassicuri attivamente o passivamente sulle decisioni che prendiamo o vorremmo prendere.

    Mi fa piacere che tu l’abbia trovato in quell’oggetto. Altri lo trovano nei parenti, genitori o fratelli e/o sorelle, nel partner o negli amici quelli veramente stretti.

    L’importante è che adesso tu proceda sicura e tranquilla per la strada che hai scelto di percorrere. La vita risulta molto più leggera e bella quando siamo sicuri di noi stessi.

    —Alex

    • Quando parlavo di coda di paglia intendevo proprio questo: voler vedere qualcosa nel braccialetto solo perché ne avevo bisogno.
      Può essere, in ogni caso ha funzionato.

  2. Mi piace moltissimo la tua lettura di quello che è accaduto. Io credo che ci siano i segni, che come le briciole di pollinico ci aiutano a capire qual è la direzione. Dobbiamo avere occhi abbastanza aperti da notarli, questi segni, perché spesso sono piccole cose. E’ l’universo? E’ la nostra coda di paglia? E’ il nostro bisogno di trovare un segno che ce lo fa vedere? Chissenefrega. Quello che conta è: come ti sei sentita? Se ti sei sentita meglio, se sei riuscita a vedere meglio il problema, se vedi la soluzione… allora va bene così viaggiatrice 🙂

    • Bello questo commento, mi hai fatto sorridere forte, grazie. Penso anch’io che sia così: mi sono sentita meglio, quindi qualunque sia stato il motivo, va bene così. Io il braccialetto continuo a tenerlo 🙂

  3. Ah! Curiosa la vita vero?
    Vai dall’altra parte del mondo, tra monaci buddisti e templi e a posto così; vai a Ibiza, praticamente dietro casa in confronto ai viaggioni precedenti, e zacchete, trovi l’appiglio/la spinta/l’ispirazione, insomma l’estintore per la cosa di paglia.

    La favola insegna che: in effetti la soluzione è dentro di noi ma ha bisogno di qualcosa che la faccia uscire allo scoperto della consapevolezza.

    Un po’ come quando trovi il modo di convincere un gatto a venire fuori da sotto un mobile.
    Ok, questa non è molto filosofica, ma rende l’idea. 🙂

  4. Sorrisi.
    Una volta è successa anche a me una cosa simile.
    Ho ancora negli occhi la fotografia di quell’attimo in cui il cambiamento che ho notato fuori, come un’onda, ha sospinto via i dubbi che avevo dentro e quel che già sapevo di dover fare ha avuto la meglio su dubbi e mal di pancia. E’ stato solo un colpo di vento. In una piazza di Assisi, alla fine di un matrimonio. Ero rimasta indietro per fare delle foto. La piazzetta piena di coriandoli e cuori di carta. Due suorine che lottavano contro la marea armate di scope di saggina. Poi un colpo di vento. Un unico colpo di vento ha spazzato la piazza. Il vuoto. I coriandoli ammucchiati in un angolo. Sorridevo. Una sensazione di calma e calore in tutto il corpo. Le ansie e le paure scacciate lontano. Ho abbassato gli occhi e un luccichio ha attirato la mia attenzione. Una monetina, simile ai nostri centesimi, forse nemmeno di valore, luccicava nella mia direzione.
    L’ho infilata nel portamonete ed è ancora lì.
    E la mia decisione era ormai presa.

  5. Be che sia l’appiglio che ti serviva o che sia stato veramente il destino, a me sta cosa é piaciuta tantissimo…
    Io credo nel destino quindi sto più con la seconda ipotesi 🙂

  6. Guarda, sarà che sono in un momento di confusione totale e panico diffuso e generalizzato, ma penso che un segno sia stato. Anzi, avrei bisogno di un segno (ma bello grande proprio) anche io.
    (Per inciso, resti comunque adorabile).

    • Tenerina 🙂 So che è una cosa minuscola, ma ti consiglio di installarti un’app che si chiama Timehop. Colleghi i tuoi account social e ogni giorno ti dice cos’hai postato 1, 2, 3 anni prima. È molto istruttiva. Incontri di nuovo la te stessa degli anni prima e ti accorgi che sei sopravvissuta a tutto. Vorresti quasi tornare indietro nel tempo per dirti “non ti preoccupare, si sistemerà e sarai di nuovo felice!”. Ecco, penso che ci sia una Valentina del futuro che ti sta cercando di dirti le stesse cose 🙂

  7. Ehi ciao 🙂
    Ho letto il tuo racconto e ne sono rimasta molto colpita perché mi è capitata una cosa molto simile un paio di settimane fa. Ero in un centro commerciale ed all’interno di un negozio d’abbigliamento entro in uno dei numerosissimi camerini di prova e mentre appoggio i capi sullo sgabellino noto a terra, nell’angolino, una collana con la famosa mano di Fatima. In principio non l’ho presa (generalmente lascio le cose lì per come le trovo), poi però, qualcosa (chiamiamolo ‘sesto senso’ suvvia) mi ha detto di raccoglierla e metterla in borsa, e così ho fatto. Nei giorni successivi onestamente mi ero completamente tolta dalla testa questo fatto, anche perché premetto che è un periodo abbastanza difficile per me, in cui nella testa ho mille pensieri… tra problemi di università e col moroso, mi capita spesso di avere attacchi di ansia che mi fanno star male. Ieri però, dopo circa 2 settimane da quell’episodio, svuotando la borsa mi è capitata tra le mani la collana e senza pensarci due volte l’ho indossata.

    • Anche se non sono il tipo di persona che crede al destino, penso che certe cose non sono semplicemente frutto di una serie di eventi random. Credo che la vita stessa, a volte, voglia dirci e farci capire qualcosa.

      • Credo di sì! Oppure siamo noi che in quel momento abbiamo bisogno di vedere significato anche in eventi random. In ogni caso funziona! 🙂

    • Cavoli che strano aver vissuto un’esperienza così simile. Io – sarà per il condizionamento, sarà perché ci ho lavorato tanto – sono riuscita a superare il brutto periodo dopo quell’episodio. È stata un po’ una sveglia diciamo 🙂

  8. ciao! ho letto attentamente e con partecipazione il tuo commento. Cercavo stasera qualcosa di simile su internet, perchè stasera a me è successa la stessa cosa.. Ho trovato a terra una bellissima medaglietta della mano di Fatima, un pezzo di portachiavi. è stato davvero particolare ‘ accaduto..ero fuori un supermercato aspettando che un amica finisse il suo duro turno di lavoro , avevo un mio curriculum vitae in mano che dovevo lasciare a lei..tanti ne lascio..Nel frattempo parlavo al telefono con mia madre, lei a Napoli, la mia amata città , ed io in un paesino piemontese dell’ astigiano, dove vivo per mia figlia da due anni.. Sono giorni in cui ormai parlo del mio prossimo trasferimento e ritorno a Napoli.. ebbene si, non ho lavoro qui e la casa dove alloggio non posso certo mantenerla..Non ho alcuna intenzione di raccontare la mia storia di vita, perchè davvero lunga e questo non rappresenta l’intenzione di questa mia scrittura.
    Ma sto vivendo un altro periodo durissimi, fatto di progetti da fare per cambiare questa vita che così non funziona. Sono una mamma innamorata follemente della sua unica figlia, luce per cui ho vissuto da quando mi è stato fatto il regalo di riceverla nel cuore. Ma sono anche una donna, con le sue mille contraddizioni.. ma una donna che ama così tanto la vita da amarla in qualsiasi modo sia.
    Ecco, mentre parlavo con mia madre dei prossimi importanti cambiamenti, mi diriggo verso un muretto, cercavo solo un posto dove sedermi forse e invece lì su quel muretto c’ era il ciondolo della mano. Era grande, intorno invece tutto buio. Porta un occhio blu al centro. ho detto così a mia madre che avevo trovato questa cosa e che le avrei fatto una foto per fargliela vedere. Non è la prima volta che trovo la mano di Fatima.
    l ho presa con me ed ora si trova sul mio comodino affianco a letto. Non so come spiegarlo ma è molto semplice, ho provato un senso di PACE. Sono rientrata in casa diversa, meno dannata di come sono uscita. e ancora adesso sento questo senso di pace, di cui sicuro ho tanto bisogno, ma mentre ieri sera provavo disperazione, stasera almeno sento più pace!
    Volevo condividere con te, simpatica sconosciuta questo racconto, sperando che un giorno vicino lo leggerai!!

    Claude

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