Una giornata alle longhouse degli Iban nel Borneo

Quella jeep è stata una macchina del tempo.

Siamo saliti nel presente, abbiamo attraversato sentieri sterrati, giungla fitta e ponti pericolanti e siamo scesi in un altro tempo, in un altro mondo.

Siamo arrivati in un villaggio Iban a poco meno di mezz’ora dalla città.
Un villaggio fatto di canne di bambù e lamiere, sospeso a qualche metro da terra.
Un luogo silenzioso, quieto, ma pieno di persone intente a costruire oggetti, cucinare, far vivere il villaggio.

Gli Iban sono un popolo originario del Sarawak, la regione a ovest del Borneo, in Malesia. Sono il primo popolo che abitò il Borneo.
Sono conosciuti come gli headhunters o tagliatori di teste: in passato erano una tribù guerriera che sapeva come spaventare i propri nemici.
Oggi il nome headhunters porta loro tanti turisti curiosi: quello che rimane è un popolo laborioso e pacifico che vive in mezzo alla giungla in villaggi comunitari e davvero molto semplici.

ponte sospeso nella giungla del borneo

Nei villaggi Iban si vive in comunità.

Le case sono in realtà cubi di lamiere, paglia e bambù, uno attaccato all’altro dove vivono (o meglio, dormono) intere famiglie.
La tradizione si interseca con il presente: il bambù si intreccia al ferro delle lamiere, le palme fanno da sfondo alle parabole per la tv, i cartelloni pubblicitari vengono utilizzati come stuoie per sedersi.
La vita si svolge fuori dalle case, nei portici, dove si sta tutti insieme, si chiacchiera, si cucina, si creano oggetti di artigianato, si passano le giornate.

capanne longhouse iban borneo

Noi quattro siamo arrivati al villaggio con la nostra guida, Roslan Rosco, un signore ex-scout, che vive a qualche chilometro da lì, nella periferia di Kuching, e fa la guida.
Appena arrivati ci hanno offerto un bicchierino di tuak, vino di riso, in segno di ospitalità e accoglienza.
Per il mio gusto occidentale aveva un sapore davvero terrificante, ma era stato un gesto così carino che l’ho bevuto tutto.
Eravamo solo noi e gli Iban, nessun turista.

canne di bambù, villaggio iban

Come prima cosa ci hanno portato a vedere il museo degli headhunters di cui vanno orgogliosissimi: una capanna a due piani con qualche cimelio della storia della tribù e qualche teschio appeso.

Per me niente di esaltante e anche abbastanza turistico, ma dalle loro facce si capiva che ci stavano offrendo qualcosa che per loro era motivo di grande orgoglio.
Ho ascoltato ogni parola e fatto attenzione ad ogni storia: il loro modo di raccontarle era più interessante di qualsiasi teschio messo lì per i turisti.

longhouse iban

Poi siamo andati oltre, abbiamo passeggiato dentro al villaggio, tra i suoi portici e i suoi diversi piani, tutti sollevati da terra.
Abbiamo visto case davvero fatiscenti, ma anche qualcuna più curata.
Tutte comunque anni luce dalla nostra occidentale concezione di “villaggio” (che generalmente immaginiamo simile a quello dei Puffi o degli gnomi).

villaggio iban kuching

Abbiamo incontrato un signore e una signora che producevano oggetti di artigianato usando canne di bambù.
Io ho comprato un braccialetto e una specie di tazza intagliata che uso in ufficio come portapenne e mi riporta ogni giorno laggiù.
Quando la guardo sorrido sempre.
Lui mi ha insegnato a suonare uno strano strumento musicale fatto con una canna gigantesca.
Io ovviamente non ho imparato, ma sono rimasta ipnotizzata dalla velocità e dalla sapienza con cui le sue mani si muovevano su quell’oggetto che per me era completamente sconosciuto.
Una danza, incantevole.
Tutto questo con una maglia stonatissima di Beckham, nel mezzo della giungla.

longhouse iban

Mi è piaciuto visitare la longhouse così, con Roslan, solo noi quattro, mi sono sentita un po’ meno un’intrusa.
Di solito mi mettono un po’ a disagio queste situazioni in cui il turista (o viaggiatore, o esploratore, chiamatevi come preferite, ai loro occhi siete la stessa cosa) si inserisce prepotentemente nella realtà delle persone per vederle da vicino, come se stesse entrando dentro un museo.
Grazie a Roslan noi l’abbiamo vissuta in maniera educata, rispettosa, delicata.
È stato molto bello.

una giornata alle longhouse dagli iban nel borneo

 

villaggio headhunters borneo, malesia

10 thoughts on “Una giornata alle longhouse degli Iban nel Borneo

  1. È così strano pensare che ci siano ancora persone che vivono così e che non se ne lamentano. E comunque sono d’accordo, odio quando masse di turisti fanno visita ad un popolo e passano ore a fotografarlo. Mica siamo allo zoo!

    • È stato davvero strano arrivare in un luogo così a solo mezz’ora di auto dalla città moderna. Molto bello però, una cultura diversissima dalla nostra, vite e storie incredibili.

    • Non se ne lamentano perchè è il loro unico punto di vista, non conoscono altro modo di vivere, come chi vive in Amazzonia. Ci sono tribù nell’Africa più profonda, ormai in estinzione, che sono quanto di più vicino possibile al modo di vivere di decine di migliaia di anni fa.
      Noi lo troveremmo del tutto inaccettabile, proprio perchè siamo abituati ad uno stile di vita totalmente differente, siamo nati in un ambiente lontano anni luce dal loro.
      Non è detto che gli headhunters non si lamenterebbero, se li piazzassero in una metropoli inquinata, gli dessero un iphone in mano e gli dicessero: “usalo 24 ore al giorno, e bada a non staccare mai gli occhi dallo schermo”.

      • In realtà non è proprio come chi vive in amazzonia.. Gli headhunters hanno la città a pochi chilometri di distanza, conoscono quel modo di vivere, alcuni di loro ci lavorano in città. È proprio un’altra concezione della vita.

  2. che bella questa esperienza che hai vissuto in maniera così intima.
    Non capita facilmente di vivere in prima persona giornate simili con l’opportunitò di avvicinarsi ad una cultura così diversa.

    p.s. Adoro la tua descrizione dei particolari… come la maglia di Beckham! ahahah

    • Ricordo che una signora usava da stuoia un cartellone pubblicitario della Carlsberg 🙂 Mi aveva così colpito in un ambiente di quel genere. Dopo la giornata dagli iban la nostra guida ci ha invitati a mangiare a casa sua per festeggiare la fine del Ramadan. Altra esperienza indimenticabile.

  3. mi trovero a sibu in agosto e sarei interessata a sapere a chi mi posso rivolegere per stare nella longhouse dove sei stata tu
    mi puoi aiutare?
    grazie claudia

  4. Salve, ho bisogno del tuo aiuto x organizzare i miei 5 gg nel Borneo. ..

    Anzi…sono 3 pieni e gli altri 2 uno arrivo e l’altro parto.

    Sono molto combattuta. .non vorrei perdermi niente..come posso organizzare al meglio le escursioni? Vale la pena andare fino al batang ai e perdere in questo caso 2 gg?

    Aiuto! ! La vacanza si avvicina!!

    Grazie
    Cinzia

Rispondi