Di come ho rischiato di essere ammazzata nel Bronx

[Disclaimer: il titolo è esagerato, dai. Però mi faceva ridere. La situazione è stata abbastanza assurda, ma non veramente pericolosa.]

Vi raccontavo qui del mio essere una stalk un’attenta osservatrice.

Essendo ogni giorno sul treno ho sempre nuovi spunti, ma è in viaggio che do il meglio. La metro credo sia stata progettata per me, con quei sedili uno rivolto verso l’altro. Un invito a nozze.

Come molti mi hanno fatto notare, fotografare gli sconosciuti non è solo sfacciato, ma è anche pericoloso. Fidatevi, lo so. Ora vi racconto.

Una sera, a New York, decidiamo di andare al Lenox Lounge, ad Harlem, uno dei jazz club storici della città, dove hanno suonato anche Frank Sinatra, Miles Davis e John Coltrane.
Prendiamo la metro e saltiamo per sbaglio la fermata. Scendiamo nel Bronx.

La stazione della metro sembra abbandonata, è deserta e buia. Manca giusto la musichina creepy. Saliamo le scale per tornare in superficie e sbuchiamo in un vicolo chiuso da un lato con un solo lampione funzionante.
Già qui. Voi immaginatevi quattro poveretti di vent’anni con la faccia pulita e smarrita nel bel mezzo di un vicolo buio nel Bronx.

Andiamo nell’unica direzione possibile e finalmente raggiungiamo una strada più grande, anche questa deserta. Tiriamo fuori la cartina e cerchiamo di orientarci ma non troviamo nessun cartello che ci dica in che via siamo finiti.
Da lontano vediamo avvicinarsi due energumeni, di quelli tre metri per due che camminano ondeggiando senza riuscire ad avvicinare le braccia al busto da quanto sono grossi. Siamo spacciati. Ci incamminiamo con fare disinvolto nella direzione opposta, ma i due sono più veloci di noi e ben presto ci sono alle calcagna. (Hai voluto il localino tanto lounge ad Harlem? E adesso pedali!)
Rallentiamo per farci superare, ma i due individui continuano a seguirci.
Dopo poco sento una mano sulla spalla. Panico! Sopprimo l’impulso di mettermi a piangere dandogli tutto quello che ho, e mi giro.

“Are you lost?”
Davanti a me c’è un tizio enorme, veramente qualcosa di immenso. Sembra Pavarotti dopo che si è mangiato un divano. Ma poi proprio alto, cioè io sono 1.60 questo mi sembrava tipo Hagrid, però nero e senza riccioloni. Di fianco a lui un altro bestione vestito elegante: camicia bianca, pantaloni neri e papillon. E sopra una camicia di jeans che potrebbe farmi da sacco a pelo. Due personaggi assurdi.

“Guys, are you lost?” ci ripete Pavarotti, indicando la cartina.
Nessuno di noi gli aveva ancora risposto, eravamo rimasti a fissarlo inebetiti.
Prendo coraggio.
“Yes, we are looking for the Lenox Lounge.”
“Sure. Follow us.” e si mettono a camminare. Noi ci guardiamo perplessi e li seguiamo. Sono anche gentili.

A questo punto scatta in me l’istinto della stalker: questi sono troppo strani, io li devo fotografare, non posso farmeli scappare. Devo conservare una prova di questo incontro.
Tolgo il tappo della Canon. Spingo per la messa a fuoco. Bipbip. Pavarotti mi guarda con la coda dell’occhio, ma poi si rigira. Qualche altro passo, è il momento giusto. 1… 2… 3… Click! Pavarotti si gira di nuovo, io fingo di parlare con uno degli altri, me la rido proprio di gusto, lui perplesso si rigira.
Controllo la foto: è buia e mossa. Porca vacca! Mi rimane un’unica possibilità. Il flash.
Apro il flash della Canon, i miei amici mi guardano preoccupati. Li guardo come per dire “Lo devo proprio fare, scusate, è una missione!”. Faccio un bel respirone e scatto! La strada si illumina a giorno e i due energumeni si girano di scatto verso di me.
“What are you doing?!” mi fa Camicia di Jeans minaccioso.
Io sfodero un sorriso a ottomila denti e, mentendo spudoratamente, gli spiego che faccio l’architetto e sono specializzata in condomini, quindi giro il mondo per fotografarli. Tutto questo indicando a due mani un orrendo palazzone alla nostra sinistra e annuendo.
Si guardano poco convinti – momenti di panico – ma poi lasciano perdere.
Giriamo l’angolo e arriviamo a destinazione. Li ringraziamo, li salutiamo e ci rifugiamo dentro il Lenox Lounge. Siamo salvi.

Dentro al locale guardo subito la foto: per la fretta e la paura ho tagliato miseramente l’immenso Pavarotti! Disastro!
Camicia di Jeans però rimarrà per sempre con me (e da oggi anche con tutti voi – e tutto il web). Cheese!

43 thoughts on “Di come ho rischiato di essere ammazzata nel Bronx

  1. è anche verò però che è soggettivo… ho trovato in posti assurdi e decisamente poco raccomandabili persone che PRETENDEVANO di essere fotografate XD

  2. pazza! cmq capisco, non si può non ritrarre certi momenti della vita. occhio però xchè davvero talvolta E’ rischioso 🙂

  3. bel racconto!!mi ricordi un pazza canonista amica mia………ahahahhahah……comunque brava hai un coraggio e una faccia tosta da paura!!!

  4. Ad Harlem c’è una concentrazione di personaggi assurdi davvero d’antologia. Io ci ho vissuto qualche mese e ho tirato su un album di casi umani completo di ogni sfumatura.

    Però è il quartiere di NY che amo di più, su questo non ci piove.

  5. Ahah, mi hai fatto venire in mente il mio viaggio Italia-Istanbul in macchina, quando ci siamo persi in una desolata cittadina serba e abbiamo chiesto informazioni a un passante: quello ci ha aperto la portiera ed è salito dicendo che ci avrebbe guidato lui O_o Mi ero già vista derubata, accoltellata, rapita, ecc. ma anche in quel caso è andata benissimo e lo sconosciuto è stato gentilissimo 🙂

  6. Eheh, è andata bene, ma oggettivamente possono essere guai a prendere un express diretto a Nord, sbagliare fermata, e trovarsi forzatamente nel Bronx. Di sera ci sono stato solo una volta, in occasione di una partita degli Yankees, e… le faccine a fine partita e i cartelli GUNS NOT ALLOWED nella stazione non promettevano un granchè bene.
    Infatti, per evitare rogne, visto che ogni volta che vado a NY DEVO (ispirato dal tuo post sulle tradizioni a Londra) ascoltare jazz “black”, evito di spingermi troppo a Nord quando è sera, e vado al Cleopatra’s Needle, che è pochi blocchi più a Sud di Harlem.

    • “Guns not allowed” non suona molto rassicurante in effetti, però fa parte del fascino di New York (se uno riesce a tornare tutto intero!)

      • Già… al pari della prima volta ad Harlem, per andare a Messa… c’è un’immagine che mi è rimasta impressa più dei soliti e ripetitivi neon di Times Square (benchè Harlem sia molto migliorato rispetto al passato): uscendo dalla stazione, appare un incrocio pieno di rifiuti, un idrante divelto che perde acqua (sitazione quasi da film “I guerrieri della Notte”), ed un gruppetto di ragazzi che scrutano in maniera insistente, accanto ad un macchinone che spara musica hiphop. I primi attimi, si rimane perplessi. 😀

  7. Ahahahah… come ti capisco! Quante foto scattate di fretta, valse quasi la vita ma poi terribilmente tremolanti, storte e apparentemente senza senso. Se la mia macchina fotografica potesse parlare, credo che i suoi sarebbero insulti nei miei confronti!

  8. che articolo ridicolo, si vede che sei una turista: vivici a new york prima di parlare ed evita di scrivere certe cavolate, che poi uno magari legge “ammazzata nel bronx” e ci crede pure. Ma fammi il piacere…..un titolone del genere solo per attirare qualche visualizzazione in più. Ma per piacere.

  9. Scusate, da fotografa e viaggiatrice in erba mi chiedo: secondo voi chiedere rovina molto la qualità dello scatto?
    So che il post è vecchio ma magari qualcuno si accorge di me e mi risponde 🙂

  10. madonna era davvero enorme sto tizio in foto nel bronx poi credo che non avrei fatto foto in quel momento

  11. fantastico me nel 1992 proprio nello stesso posto stavo andando con mio fratellone nello steso locale la macchina fotografica me l’hanno rubata csvolo che paura altri tempi sono tornato nel 2013 ed tutto cambiato ciao bello comuni

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