L’Umbria che non ti aspetti – seconda parte

Vi avevo lasciati qui.
Mi ero appena pappata una torta al testo con ciauscolo salutando un omino che faceva jogging.

Lasciamo Bevagna appesantiti dalla scorpacciata e ci dirigiamo verso Montefalco.
Entrando in paese, scena tenerissima: due bimbi per gioco corrono lanciandosi a tutta velocità in discesa per la via principale di Montefalco. Arrivano in fondo, per mezzo centimetro non si stampano sul mio ginocchio, e poi cominciano a ridere come dei matti. “Lo rifacciamo??” corrono su e giù veloci come il vento mentre io arranco per raggiungere la piazza dell’ennesimo paesino in salita, con il ciauscolo che è tornato in vita e mi sta tirando indietro per i piedi.
Ecco, un appunto: l’Umbria è in salita, tutta. Prima di andarci fate un po’ di allenamento o almeno una visita al cuore. E se l’Umbria è in salita, Montefalco è proprio in verticale.

Arrivati in cima però lo spettacolo è splendido (tipica frase dello scalatore): la piazza è il punto più alto del paese, in ogni direzione si vedono i campi, i paesini attorno e le montagne, la vista è a 360°. Si possono seguire con lo sguardo tutte le vie che partono dalla piazza e si snodano lungo il paese fino ad arrivare giù a valle, perdendosi tra i campi. Davvero bello, un momento di quelli in armonia col mondo.
Tra l’altro mi ha ricordato molto Pachino, in Sicilia, dove dalla piazza, punto più alto del paese, si vede il mare.
Il momento di idillio cosmico viene interrotto da un tuono minaccioso della serie “ti consiglio di spostarti dal punto più alto di Montefalco perché se no ti bagni come un pulcino”. Riesco a fare due foto al volo e poi ci lanciamo a pesce sull’ultimo tavolino rimasto al coperto nel bar della piazza (Bar Federico II, carino, ma ci hanno trattato un po’ con sufficienza, peccato).


Appena il temporale si placa un po’ riusciamo a raggiungere la macchina e ripartiamo in direzione Spoleto.
L’albergo è in supercentro, portiamo le valigie in camera e per un po’ guardiamo la pioggia fortissima dalla finestra, al caldo, mangiandoci l’uovo di Pasqua della Kinder che ci siamo regalati. Appena smette ci copriamo bene e usciamo in una Spoleto luccicante e illuminata dal tramonto. Passeggiamo nel reticolo di strade del centro, siamo solo noi, respiriamo l’aria pulita dalla pioggia, ci riempiamo i polmoni di Umbria.

Chiediamo consiglio ad un paio di spoletini su dove cenare, “Il Tempio del Gusto” va per la maggiore (ed è anche primo su Tripadvisor, scopriamo). Per i nostri standard questo è un posto molto “in”: musica lounge, lume di candela, i camerieri ti versano il vino e ti portano i piatti coperti dal coprivivande, tutti parlano sottovoce. Noi proviamo a mimetizzarci, ma dopo un po’ che parliamo fitto fitto a me scappa da ridere fortissimo e tutti si girano, camerieri compresi. D’altra parte, come diceva il buon Tyler Durden, “Sticking feathers up your butt does not make you a chicken“. Comunque abbiamo mangiato benissimo, e non abbiamo speso tanto (40€ in due), è un posto che vi straconsiglio (magari per una serata in cui vi sentite particolarmente posh).

Stanchi morti facciamo l’ultimo giro di Spoleto by night e poi andiamo a nanna.



La mattina del terzo giorno vediamo Spoleto finalmente con il sole. Piazze, stradine e vicoli cambiano faccia quando sono illuminati. Facciamo tutta la passeggiata attorno alla Rocca e finalmente eccolo: il Ponte delle Torri toglie il fiato, veramente. Giri l’angolo ed è lì, imponente, di un’altro tempo, in mezzo al verde. Ci sediamo su una panchina al sole e stiamo lì a scaldarci il cuore.
Una meraviglia.

Ma il nostro road trip umbro non è ancora finito. Next stop: Cascata delle Marmore.
Qui non mi dilungo perché le cascate per me sono sempre una gran delusione. Mi aspetto esplosioni d’acqua, immensità allo stato puro, natura estrema, estasi mistica! E invece ci rimango sempre male. Quando sono stata alle cascate del Niagara mi si è sbriciolato un pezzo di cuore: non solo non sono in mezzo alla foresta, ma davanti alle cascate nel lato canadese ci sono ottocentonovanta casinò e insegne fluo sparaflashanti. Buu.
Almeno le Cascate delle Marmore sono in mezzo al verde. Da vedere, dai..
Unica accortezza: controllate bene gli orari di apertura dell’acqua su www.marmorefalls.it.

Infine l’ultima tappa del nostro viaggio ci porta a Narni. Sarà che io ci sono un po’ rimasta con le Cronache di Narnia, ma questo paesino mi è piaciuto tantissimo (c’è anche il leone!).
Come vi dicevo su Instagram, a Narni(a) non si entra solo dall’armadio:

Il nostro curiosare ci porta, oltre che nel giardino di un signore, anche al Museo Eroli (sito incliccabile, epic fail). Il museo in sè non è niente di esaltante, ma abbiamo avuto la fortuna di capitare durante la mostra fotografica 365 mattine. Siamo rimasti incantati: molto tenera, ma molto incisiva. Brava Marzia Keller.

Dopo un gelato al sole, è ora di tornare a casa.

Tornando verso casa abbiamo la conferma che gli umbri sono dei burloni. Incontriamo in ordine sparso: Lucrezia e Pierantonio, Colombella e Piccione, Bosco e Resina. E poi il mio preferito: Bastardo.

Sì, sono nomi di paesi 🙂

9 thoughts on “L’Umbria che non ti aspetti – seconda parte

  1. Caro viachesiva, ti segnalo una tappa che sicuramente ti sarebbe piaciuta. Andando da Spoleto alla Cascata delle Marmore, penso tu abbia percorso la SS209 Valnerina. A metà strada è obbligatorio fermarsi all’Abbazia San Pietro in Valle, abbazia benedettina dell’VIII secolo e visitare la chiesa con affreschi pre-giotteschi. Una chicca che cononscono più gli stranieri che gli italiani!

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